• Ultima modifica: Martedì 01 Maggio 2018, 16:32:30.

Questo Missionario, che ovunque si recasse lasciava di se memoria profonda, nacque a Poggio Nativo il 13 Giugno 1792, e vestì l'abito dei Figli di S. Vincenzo il 29 Novembre 1809. Dopo essere stato Visitatore per quattordici anni, il 17 Gennaio 1853 veniva mandato a Piacenza quale successore di Mgr. Spaccapietra. Ed è del tempo ch’egli visse nel Collegio Alberoni che noi parliamo, non avendo potuto in modo alcuno avere ulteriori notizie, per quante richieste siano state da noi fatte.
Il suo governo, durante il tempo ch'egli dimorò in questo Collegio, può sintetizzarsi nella felice espressione di un suo alunno tuttora esistente, il Prevosto di Mucinasso Pietro Leoni: «Il Sig. Cremisini aveva il cuor di mamma».

Questo è certo: aveva un cuore dolce; e la bontà e finezza dell'animo suo si dava a divedere – oltre che nel tratto - nelle operette di indole religiosa da lui date alla luce; come anche - e molto più ­ nella predicazione, la quale - sebbene nulla avesse di profondo ed elevato - era però adorna di una prerogativa tutta ma propria, quella cioè di commuovere il pubblico sino alle lagrime, e di commuovere altresì i cuori più induriti.
A proposito di che si ha un bellissimo aneddoto. Invitato il Cremisini dalla Duchessa di Parma Maria Luisa a predicare nella Cappella Ducale la Novena dell'Immacolata nell'anno stesso della dogmatica definizione, due distinti Signori della Corte fecero scommessa tra loro qualora il Predicatore fosse riunito a commuovere fino alle lagrime l'altro dei due che non ancora si era degnato di varcare neppure la porta della Cappella. Naturalmente l'amico collega si era piantato in faccia all'altro per dirsi vincitore al primo spuntare di una lagrima, fosse stata pur furtiva. Orbene l'effetto della predica fu non solo una semplice commozione con ogni sforzo repressa, ma una vera profusione di lacrime. Vada sè che quegli perdette la scommessa, ma acquistò la grazia del Signore.
Poiché la caratteristica del Cremisini in fatto di devozioni, era una singolare tenerezza per la Vergine, allorché ne parlava lo faceva con forza ed eloquenza addirittura irresistibili. Ed eccone una prova a noi lasciata da Mgr. Giovanni Battista Rossi, arcidiacono della Cattedrale di Piacenza, che ai suoi tempi era molto apprezzato nel campo oratorio.
Egli ne testificava che allorquando il Cremisini tenne il mese mariano nella vasta Chiesa di S. Vincenzo in questa città la commozione era costantemente universale, e a predica finita, l'entusiasmo da lui destato in mezzo alla folla che stipava il tempio, era tale che si rivelava pur anche in forma solenne, poiché i giovani, staccati i cavalli dalla carrozza, erano essi a trainarla sino al Collegio, e cioè oltre 2 km di distanza da Piacenza.
La sua tenerezza per la SS. Vergine, oltre che negli scritti e nella predicazione, si mostrava ancora nella pittura, facendo egli suo diletto dipingerne le soavi immagini. E della devozione profondamente sentita che il Cremisini nutriva per la Madre di Dio, Piacenza ne ha tuttora un monumento parlante nella Piazza prospiciente il suo Duomo, la maestosa e slanciata colonna su cui s'aderge la statua dell'Immacolata, frutto della geniale idea da lui lanciata attraverso all’enorme folla che sempre gremiva la Cattedrale, allorché dietro invito di Mgr. Ranza egli vi tenne una predicazione.
La permanenza sua nel Collegio Alberoni fu sino, al 10 Giugno, 1860, nel qual giorno partiva per Perugia in qualità di Superiore; ma non a Perugia finì i suoi giorni, bensì a Monte Citorio il 29 Ottobre 1875.

Da: Annali della Missione - raccolta bimestrale 31 dicembre 1925, Collegio Alberoni Piacenza, pagg.43-44.

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