• Ultima modifica: Martedì 16 Gennaio 2018, 09:25:05.

Ci ha lasciato l'esempio del servizio umile e generoso nello spirito della carità fraterna.

"Dobbiamo essere tutti di Dio e al servizio del prossimo; dobbiamo darci a Dio per questo, consumarci per questo, dare la nostra vita per questo">(S. Vincenzo de' Paoli)

Durante una missione predicata a Segni dai nostri confratelli nel 1934, il P. Leandro Ravioli notò un ragazzetto quieto e riservato, di sentita pietà. Gli propose la vocazione vincenziana: il ragazzo accetto e dopo alcuni giorni i genitori lo presentarono alla scuola apostolica del Collegio Leoniano di Roma. La pronta risposta di Fernando e dei suoi genitori si spiega con le sue radici familiari.
La sua famiglia era nota e ammirata nel paese, oltre che per l’esemplare condotta cristiana, per due motivi particolari;il nonno, semplice ciabattino, era il direttore del coro della cattedrale, apprezzato per il notevole livello d’esecuzione ( chi scrive ricorda con piacere e riconoscenza d’averne fatto parte da bambino), impegno e gusto musicali trasmessi ai numerosi figli e ai nipoti sacerdoti; e, cose assai più notevole, in un secolo ha dato alla chiesa ben sei sacerdoti.
Il Lorenzi, o Lorenzino come veniva chiamato amabilmente dai suoi compagni, si fece notare subito per la sua timidezza e mitezza, ma soprattutto per l’esemplarità nei vari impegni, caratteristica conservata fino alla fine della vita, al di là delle difficoltà derivategli dalla grave cifosi, che un tempestivo intervento corretto avrebbe potuto arrestare e che invece degenerò con gli anni incidendo sulla sua salute generale.
La timidezza e la riservatezza, non permettendogli un preciso impegno pastorale e nella predicazione, lo hanno riservato al servizio delle persone e agli ambienti da lui frequentati. Ha svolto il suo ministero particolarmente nelle confessioni ai sacerdoti, suore e laici; da tutti fu richiesto e apprezzato. Per tutta la sua vita sacerdotale fu l’Assistente per antonomasia: per breve tempo a Firenze, un decennio a Siena, gli ultimi 45 anni al Collegio Leoniano. Esemplare la sua disponibilità al servizio delle persone adempiuto con prontezza, delicatezza, cordialità, unito a semplicità e signorilità vincenziane. Questo particolarmente al Leoniano, dove la complessa e delicata convivenza di più comunità richiedeva un valido e indispensabile supporto alle mansioni del Superiore; ufficio che lui assolveva con umiltà, discrezione e spirito di servizio.
Volevi essere ospitato al Leoniano? Contattavi Lorenzi….. Volevi notizie utili alla tua permanenza? Ricorrevi a Lorenzi. Ti mancava qualcosa? Andavi da Lorenzi. E Lorenzi ti accontentava con quella mitezza, quel garbo, quella accoglienza non sempre frequenti nel nostro ambiente. Credo di poter dire che il nostro Lorenzi è il confratello italiano più conosciuto nel mondo attraverso l’ospitalità, praticata con le caratteristiche ricordate, ai numerosissimi confratelli venuti a Roma per studi e altri motivi, a cui si devono aggiungere le varie centinaia di convittori e di altre persone ospitate a vario titolo.

Aggiungo queste altre note, minori ma anch’esse memorabili e che in qualche modo completano la persona. Negli anni giovanili e della maturità si è distinto nell’accompagnamento del canto liturgico con l’armonium e l’organo, nel gusto della liturgia praticata e fatta praticare con dignità, nell’acribia nella correzione delle bozze delle nostre pubblicazioni. Va ancora a sua lode la sua riservatezza come segretario e valido aiuto al Visitatore nei 45 anni di vita al Leoniano: nessuno ha mai saputo da lui la minima notizia di quanto si era discusso e deciso nei vari consigli: “secretarius a secretis”, perché sa tenere il segreto! Fu aiuto prezioso a scrivere a macchina (quando non c’era la comodità del computer) i documenti che trasmetteva poi, con l’ordine dei superiori, ai confratelli della Provincia.

Si è tutti d’accordo nel riconoscere che il nostro Lorenzi ha lasciato un vuoto difficilmente colmabile nel Collegio Leoniano. Ora si comprende meglio il suo prezioso servizio reso alla comunità durante 56 anni: tutti gli anni del suo sacerdozio. E che cosa ha voluto significare la marea di sacerdoti, suore e laici alle sue esequie, se non ammirazione e riconoscenza?

Don Gaetano Calenne, cm 

P. Cacciarelli Ermanno

Chi era Don Ermanno Cacciarelli per i suoi compagni di studi e di vita? Una personalità complessa e distinta, per qualità che cercherò di evidenziare.
Di carattere sensibile e vivace, sapeva imporsi per la sua capacità di suscitare molte e solide amicizie, cogliendo le opportunità del suo ministero: famose le sue amicizie con alcuni ex-alunni del San Michele e con personaggi della Germania incontrati nei frequenti soggiorni in parrocchie tedesche. Era Maestro di ‘relazioni sociali’.
Possedeva carattere amabile e prontezza di spirito, intelligenza acuta e buona memoria, doti che, adeguatamente esercitate, ne avrebbero fatto uno studioso ad alto livello e un insegnate brillante. Ma all’applicazione intellettuale preferiva attività pratiche in cui riusciva bene e alle quali sapeva coinvolgere tante persone, affidategli dai Superiori o scelte personalmente come cooperatori. E di iniziative nella vita ne ha avute tante, alcune ben riuscite nel campo amministrativo e direttivo. Ai suoi collaboratori lasciava tanta…

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Osserva la gente che passa:
ognuno chiuso nei suoi pensieri.
Osserva un bambino, condotto dalla mamma:
si accorge di tutto ciò che lo circonda
(un cane, un sasso, un colore)
è aperto ad accogliere.

Non restare chiuso nei tuoi pensieri, dolori,
nel tuo mondo:
accorgiti di chi ti stà intorno,
di Dio che incontri dapertutto e in tutti.

(Pensiero di P. Luigi scritto da lui su un libro di lettura spirituale)
P. LUIGI PRANDINI, CM.
Piacenza 2/10/1925 - Grosseto 5/12/2002

Di P. Luigi si raccontava un aneddoto, forse frutto in gran parte della vena umoristica del compianto P. Giornelli, ambientato nella Casa Pia di Siena. Si racconta che una mattina di quelle “antiche”,quando alle 5:00 del mattino bisognava essere assolutamente in cappella per la meditazione, un Superiore di allora, custode e garante della Regola avesse notato che – perbacco! – P. Prandini era assente! Immediatamente aveva mandato Fratel Giovanni a svegliare…

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P. Di Giuseppe Raffaele

Sei tu Signore, la mia speranza, la mia fiducia fin dalla mia giovinezza.
A Te la mia lode senza fine.(salmo 70)

Padre Raffaele, venerdì 30 agosto 2002, alle ore 23,00 ci ha lasciati a Lievi, dove si trovava momentaneamente. Di anni 89 compiuti lo scorso 5 febbraio.
padre Raffaele è arrivato nel Territorio della Diocesi di Sora nell'ottobre del 1972 insieme ad altri due confratelli: P. Emilio Rinaldi e P. Armando; i tre costituirono una comunità con lo scopo di guidare pastoralmente le Parrocchie di S. Restituita Rosce e S. Giovanni nel comune di S. vincenzo Val Roveto, ma anche di predicarele missioni al popolo all'intera valle. Si trattò di una esperienza pilota molto importante. Dopo qualche anno però la morte di P. Armando prima e P. Emilio un pò più in la accentrò tutto nelle mani di P. Raffaele che dovette moltiplicare le sue ennergie per far fronte…

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P. Giuliani Luca

P. LUCA GIULIANI, CM
Torano 6/1/1919 - Bologna 19/12/2001

P. Luca Giuliani non ha occupato posti di rilievo nella Provincia Romana della Congregazione della Missione, per questo forse non è stato molto conosciuto. Coloro però che lo hanno frequentato e hanno vissuto al suo fianco hanno potuto apprezzarne le qualità e trovare in lui un modello per la loro vita sacerdotale e vincenziana. Don Luca, così lo chiamavano gli abitanti di Fermentino (FR), dove per nove anni ricoprì l’ufficio di superiore e parroco (1975- 1984) era un prete della Missione attento e capace di dialogare, che sapeva coinvolgere la gente all’impegno nella vita della Parrocchia.
Per esempio, avendo notato che a Ferentino molti pensionati vagavano oziosi per il paese, aveva organizzato prontamente un centro ricreativo, con campi di bocce, servizio bar e giochi da tavolo. Furono gli stessi anziani, costituitisi in comitato, a portare poi avanti l’iniziativa di don Luca. In…

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