• Ultima modifica: Martedì 01 Maggio 2018, 16:32:30.

P. Pizzoni Giuseppe

P. Pizzoni Giuseppe

P. Giuseppe Pizzoni era nato a Carpaneto, diocesi di Piacenza, il 20 marzo 1899. Fece gli studi ginnasiali nel Seminario della diocesi (1910-1915), poi fu ammesso al Collegio Alberoni per proseguire gli studi di filosofia e di teologia. A causa della guerra, nel 1917, dovette interrompere gli studi per prestare il servizio militare (era della famosa classe dei "'ragazzi del '99"). Rientrato in Collegio, il 7 dicembre 1920 fu ammesso in Congregazione, nella quale due anni dopo emise i voti. Fu ordinato sacerdote il 31 marzo 1923.
L’attività del P. Pizzoni si è svolta soprattutto in due campi: il servizio alla Comunità e il servizio della liturgia. Il servizio alla Comunità cominciò ad esercitarlo subito dopo l'ordinazione sacerdotale al Collegio Alberoni (1923-1930) come direttore di camerata, professore incaricato della liturgia. Seguirono otto anni al Collegio Leoniano (1930-1938) nei quali fu direttore del Seminario Interno, Economo e Consultore Provinciale. Dopo un anno a San Silvestro come Assistente, fu destinato a Siena (1939-1941) direttore del Seminario Interno e dello Studentato, incaricato anche della liturgia e del canto. Tornò a San Silvestro come Assistente ed Economo e poi come Superiore (1941-1947) e quindi al Leoniano, addetto alle nostre pubblicazioni e ai vari ministeri presso le Figlie della Carità fino al 1969, quando fu assegnato alla casa della Pineta Sacchetti, dove rimase fino al termine della sua vita. Nella ripetizione dell'orazione per la festa di San Giuseppe, suo patrono, amava fermarsi sulle parole "vir iustus" che il Vangelo gli dedica, con le relative applicazioni alla vita personale e della Comunità. Ebbene si può dire che P. Pizzoni fu un uomo retto nel suo amore e nella sua donazione alla Comunità, nei vari ministeri che svolse. Amava le piccole tradizioni della Congregazione, le ricordava e insisteva che non si perdessero. Nelle relazioni strettamente personali era molto delicato e rispettoso della persona. Nella direzione spirituale e nelle confessioni, soprattutto dei sacerdoti, portava una grande semplicità con la ricerca di una vita spirituale profonda attinta dallo spirito della liturgia che coltivava con amore e che cercava di far amare.
Era uomo esatto, e forse alle volte un po' fermo nelle piccole cose della vita comunitaria; ma c'era in lui il senso dell'uomo spirituale che cresceva nella pratica quotidiana di queste piccole cose. Ad un atteggiamento di riservatezza lo condusse certamente, negli ultimi anni, anche la malattia che lo aveva colpito e per la quale mori in seguito ad un delicato intervento chirurgico.

Il secondo aspetto riguarda più direttamente il campo della liturgia, per il quale è anche più conosciuto. Per tre anni (1930-1933) fu direttore delle Ephemerides Liturgicae; ma rimase poi nel Consiglio direttivo della Rivista fino al 1969. In questo periodo fu in tempi successivi anche Direttore dell’Accademia Liturgica, cercando di rivitalizzarla per favorire la conoscenza e lo spirito della sacra Liturgia nel clero romano. Ma la maggior parte della sua attività liturgica la esplicò come Consultore della Sacra Congregazione dei Riti e come membro della Commissione ordinaria della Congregazione. Gli fu richiesto dal Dicastero uno studio dettagliato sui problemi riguardanti la riforma del calendario che in quel tempo si andavano affacciando, e le loro possibili implicazioni nella vita della Chiesa. Una parte di questo studio è stata poi pubblicata nelle Ephemerides. Nel 1960-1961 fu anche membro della Commissione Liturgica preparatoria del Concilio, e collaborò alla stesura dello schema della Sacrosanctum Concilium.
L'azione, il consiglio e gli scritti furono i mezzi con cui P. Pizzoni lavorò alla diffusione della conoscenza e alla realizzazione corretta delle azioni sacre.. Quasi esagerata ci sembrava la perfezione che esigeva nelle nostre celebrazioni I suoi studi, più che «li carattere spiccatamente scientifico, erano di carattere rubricale e cerimoniale: riflettevano la formazione liturgica a cui era stato iniziato. Tuttavia non considerava questo aspetto della liturgia come unico ed essenziale; lo vedeva piuttosto come mezzo e come cammino per arrivare a scoprire e ad attingere le ricchezze del mistero cristiano, sotto i sacri segni Questo cercava nella vita spirituale e nello studio, e lo esprimeva nelle conversazioni, nei suggerimenti che dava e nelle soluzioni dei problemi che gli venivano proposti. Nello studio della liturgia sentiva il bisogno della ricerca storica e del rispetto della sana tradizione; ma più ancora ricorreva ai testi della tradizione antica presenti nei sacramentari, e ne gustava le ricchezze teologiche e spirituali; godeva pure della lettura dei Padri della Chiesa, intrattenendosi in essi con vero gusto dello spirito.

P. Pizzoni non aveva fatto grandi studi formali di liturgia; ma proprio per questo è da ammirare il suo sforzo personale, condotto con amore e con desiderio di ampliare la sua formazione, e la capacità di comunicare ad altri il suo amore per la liturgia. Più che abbondanza di letteratura, ha lasciato l'esempio di come, con animo sincero e devozione autentica, bisogna accostarsi ai santi misteri per fi1rli diventare vera sorgente di vita spirituale. La riforma della liturgia ha certamente creato qualche disagio al suo spirito, abituato ad una certa tradizione, e gli ha richiesto un po’ di sforzo di adattamento. Non lo nascondeva, ma lo viveva serenamente, desideroso di ravvivare con il suo amore per la sacra liturgia e per le decisioni della Chiesa.
Di queste novità si sarà certamente rallegrato doppiamente della celebrazione della liturgia celeste.

Ci ha lasciati il 22 Gennaio1972.

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