• Ultima modifica: Martedì 30 Ottobre 2018, 09:31:19.

P. Vagaggini Luigi

P. Vagaggini Luigi

(1916 - 1994)

Il P. Vagaggini, scomparso improvvisamente, per infarto, la notte tra il 27 e il 28 settembre di quest'anno, ci lascia un esempio di amore alla Congregazione, di attaccamento allo spirito e alle Regole che la animano; ci lascia un modello di fedeltà alle tradizioni e alle consuetudini di comunità, un ideale di vita nascosta nella preghiera nello studio, nella riflessione.
Ma soprattutto il P. Vagaggini, specialmente per quelli che gli sono vissuti vicino gli ultimi anni, lascia un'eloquente lezione di sopportazione del dolore e della sofferenza.
Sì, perché il P. Vagaggini ha sofferto molto durante tutta la sua vita di Comunità: ha sofferto nel corpo per seri inconvenienti che ne hanno condizionato per anni l'attività, ma ancor più ha sofferto nello spirito, essendo stato soggetto ripetutamente a forme di depressione e di abbattimento psichico. Il suo comportamento è stato veramente esemplare, soprattutto per la pazienza e la calma che ha potuto e saputo conservare nelle varie fasi della sua malattia.

* * *

Il P. Vagaggini aveva avuto dalla natura ottime doti di intelligenza: nella nostra classe fu sempre il migliore, sia negli studi liceali e filosofici, sia in quelli teologici, che compì in parte al Collegio Alberoni di Piacenza, in parte a Siena e a Roma, dove conseguì in un primo tempo la licenza in teologia, e qualche anno dopo, la licenza in Sacra Scrittura presso l'istituto Biblico.
Per tali premesse, fu subito avviato all'insegnamento della Sacra Scrittura presso il Collegio Alberoni di Piacenza, succedendo anche se non immediatamente - al P. Gaetano Perrella, biblista di fama nazionale, del quale pubblicò poi le dispense, aggiornandole secondo le più recenti ricerche scientifiche. Ne risultarono due grossi volumi intitolati «Guida allo studio dell’Antico Testamento» che riscossero negli ambienti specializzati un'ottima critica e sono ancora citati autorevolmente.

* * *

Nel 1961 lasciò il Collegio Alberoni e fu chiamato a Roma e nominato Sergretario della Provincia, Direttore del Convitto Ecclesiastico Leoniano, incaricato della stampa vincenziana (Annali della Missione e Sintesi Vincenziana).
Nel 1964 passò a far parte delle Curia Generalizia e fu addetto alla Segreteria Generale per la compitazione dei Documenti in lingua italiana.
Ritornato nella Provincia Romana, per un naturale avvicendamento negli uffici della Curia Generalizia, fu rimandato per qualche tempo a Piacenza, al Collegio Alberoni, per riprendere l'insegnamento della Sacra Scrittura. Ma la cosa non ebbe seguito, perché proprio in questo periodo incomincia una considerevole depressione psichica che ha condizionato più o meno tutti i rimanenti anni della sua vita.
Tornato al Collegio Leoniano, si occupò di vari ministeri propri della Congregazione Vice-Direttore del Convitto Ecclesiastico ministero delle confessioni e della direzione spirituale delle Figlie della Carità, ecc...

* * *

Dal 1972 fu incaricato della Biblioteca del Collegio Leoniano, ufficio che ha ricoperto fino al giorno della sua morte.
Una grave malattia agli occhi, sopportata con molta pazienza, ha funestato gli ultimi anni della sua vita; malattia tanto più grave per lui in quanto gli rendeva difficoltosa l'unica cosa che poteva fare il bibliotecario, con continua necessità di leggere per sé e per gli altri.
Molte persone laiche che lo hanno conosciuto, hanno nutrito per lui una vera ammirazione e una devota venerazione. All'interno della comunità ha goduto molta stima da parte dei confratelli, soprattutto per la sua pietà e la sua puntualità alle pratiche di comunità.

* * *

Quando era giovane - durante il noviziato e lo studentato - faceva prevedere un grande successo nella vita di comunità per la sua intelligenza, per la serietà con cui intraprendeva tutte le cose, per l'attaccamento a tutto ciò che riguardava la nostra Congregazione, la sua storia, il sua spirito, la sua vita, la sua diffusione.
Ma non fu così: alcuni suoi difetti di carattere che non riuscì a superare, dovuti, peraltro, ad una certa intransigenza e severità, con sé e con gli altri, impedì alla Comunità di poter usufruire di tante belle doti e capacità di cui era fornito.

di GIUSEPPE MENICHELLI. Da AM vol.

Menu Utente