• Ultima modifica: Martedì 30 Ottobre 2018, 09:31:19.

P. Sutti Celso

P. Sutti Celso

sessanta anni di consacrazione generosa

(Gragnano T. (PC): 20-XI-1913 - Siena: 11-V-1996)

Generoso, affabile, delicato nel tratto, dolce nelle relazioni interpersonali; uomo di fede e di preghiera, sacerdote tutto d’un pezzo, che ha lasciato un ricordo inconfondibile dovunque è passato, sia tra i confratelli che tra i suoi tanti ex alunni. Dire questo, non è una pietosa bugia o adulazione da epitaffio!
In breve il suo curriculum: nel 1937 è ordinato sacerdote e poi continua gli studi al Biblico di Roma. Dal 1943 al 1969 vive tra i giovani, sia come insegnante di Sacra Scrittura, sia come direttore di novizi, studenti e seminaristi: passando dal nostro teologato di Siena al Collegio Alberoni di Piacenza, dal nostro studentato di Napoli all’Istituto teologico di Genova. Dal 1969 al 1991 è applicato al ministero in varie case: aiuto alle parrocchie, confessore delle suore, predicazioni varie, direzione spirituale; alla fine si ritira alla Casa Pia di Siena per il meritato riposo. Considerando i suoi spostamenti, bisognerebbe dare al carissimo padre Celso una medaglia: in 60 anni di sacerdozio ha avuto diciotto cambiamenti, spesso di uno-due anni, il più lungo a Piacenza, otto anni. Noi scherzavamo su questa sua disponibilità a fare il globetrotter di Dio ma questo suo continuo prendere il treno non doveva essere leggero neanche per la sua nota sensibilità e obbedienza.
Che cosa rimarrà impresso nel nostro ricordo di confratelli e di amici? Certamente la sua professionalità d’insegnante e il suo profondissimo amore per la parola di Dio: insegnava con la vita, ci faceva amare quelle pagine che lui scandagliava con tanto amore e venerazione. E noi... studiavamo. Con gli alunni era comprensivo, buono, fraterno, capace di attrarre le confidenze nei momenti difficili.
Un altro ricordo inconfondibile: il suo amore per la musica. Non si può pensare a padre Celso se non con la Bibbia da una parte e una tastiera d’organo dall’altra! La musica era parte della sua vita. Ci aveva insegnato ad amare la musica classica, come dono e lode di Dio; ad ogni festività ci faceva il suo regalo: un nuovo disco di musica, per arricchire il nostro album e per ampliare le ore dell’ascolto musicale, che erano nel nostro orario ordinario. Con lui organista e con padre Bovarini direttore avevamo formato una buona «schola cantorum», che si era fatta un nome in città di Siena: ci hanno invitato anche nelle grandi chiese.
Padre Celso aveva vissuto la sua preparazione al sacerdozio nel seminario di Piacenza e nel Collegio Alberoni, come seminarista diocesano: solo in terza teologia era entrato nella Comunità vicenziana e due anni dopo, nel mese di marzo 1937, aveva emesso i voti perpetui, ricevuto gli ordini maggiori e il sacerdozio. La sua vocazione vincenziana era stata ben ponderata, e noi abbiamo potuto ammirare il suo enorme attaccamento a S. Vincenzo, come di colui che, da adulto, aveva scoperto il grande ideale.
Questo ideale padre Celso era riuscito a trasfondere in noi, suoi alunni, e a farlo trasparire agli occhi di chi lo avvicinava: e forse questo è il ricordo, l’immagine più cara che ci rimane di lui.

di ROLANDO SIVERI CM

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