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P. Giuliani Luca

P. Giuliani Luca

P. LUCA GIULIANI, CM
Torano 6/1/1919 - Bologna 19/12/2001

P. Luca Giuliani non ha occupato posti di rilievo nella Provincia Romana della Congregazione della Missione, per questo forse non è stato molto conosciuto. Coloro però che lo hanno frequentato e hanno vissuto al suo fianco hanno potuto apprezzarne le qualità e trovare in lui un modello per la loro vita sacerdotale e vincenziana. Don Luca, così lo chiamavano gli abitanti di Fermentino (FR), dove per nove anni ricoprì l’ufficio di superiore e parroco (1975- 1984) era un prete della Missione attento e capace di dialogare, che sapeva coinvolgere la gente all’impegno nella vita della Parrocchia.
Per esempio, avendo notato che a Ferentino molti pensionati vagavano oziosi per il paese, aveva organizzato prontamente un centro ricreativo, con campi di bocce, servizio bar e giochi da tavolo. Furono gli stessi anziani, costituitisi in comitato, a portare poi avanti l’iniziativa di don Luca. In quegli anni s’era anche guadagnato la stima del clero locale che più volte si riuniva nella Casa della Missione per discutere le questioni pastorali della zona. Da Ferentino P. Giuliani fu, poi, inviato alla Parrocchia di Bologna, dove dal 1984 alla data della morte, il 19 Dicembre 2001, portò avanti con fedeltà il suo apostolato.
Le Missioni al Popolo animarono a più riprese la vita di P. Giuliani che predicò un po’ ovunque in Italia. Fu tra i 1000 missionari chiamati a Milano nel 1957 in occasione della “grande missione”.
Lì ebbe modo di conoscere personalmente il futuro Papa Montini, servendogli Messa quand’era ancora Arcivescovo di Milano e seguendolo nelle visite agli operai: «lo accoglievano male», ricorda, «con un silenzio gelido, ma Paolo VI sapeva trovare il modo di farsi apprezzare e alla fine tutti applaudivano.» Particolarmente cara gli era rimasta la missione di Sicilia organizzata da P. Sorio, una delle prime missioni cui aveva preso parte come predicatore.
Ricordava spesso i confratelli con cui in quel periodo aveva stretto profonda amicizia, che né la lontananza e il tempo avevano logorato; in particolare quella con P. Pianta e P. Gallo.
P. Giuliani era una persona sincera e coraggiosa.
Anche se con prudenza, aveva sempre il coraggio delle proprie idee e le portava avanti con costanza e carità nei confronti di coloro che non le condividevano. Abituato alla santa semplicità del ministero, non si lasciava abbagliare dai grandi eventi e personaggi, nemmeno dall’imponente figura di Papa Giovanni Paolo II: «E’ un pellegrino, non sa stare fermo», diceva, rispondendo a chi l’interrogava sui grandi viaggi del Papa, e continuava: «vedremo come la storia lo giudicherà, quella che facciamo ora è solo cronaca. Certamente è un trascinatore, una persona capace di suscitare entusiasmo.»
Saldo nella vocazione nata ufficialmente l’8 Settembre 1937, in occasione del suo Cinquantesimo di ordinazione sacerdotale, il 24 Febbraio 1995, lasciava quasi un testamento spirituale ben fondato nell’oggi:
“Direi che se io dovessi rinascere mi farei sacerdote e mi farei sacerdote di San Vincenzo. E’ un’avventura meravigliosa: difficoltà quante ne vuoi, ostacoli da tutte le parti, ma andare fino in fondo è bellissimo. Molte volte si pensa che il sacerdote sia un uomo finito, sciupato, ma non è così. Forse i giovani hanno paura di affrontare il sacerdozio: non è comodo fare il sacerdote.
Oggi è necessario avere una grande preparazione spirituale e culturale: bisogna essere al corrente di tutto ciò che accade, anche dell’inseminazione artificiale! Sono contento d’essere sacerdote e sono contento d’essere sacerdote di San Vincenzo. Vorrei ripetere con San Paolo: «bonum certamen certavi, fidem servavi, cursum consumavi».
L’anno seguente, scriveva con la sintesi e pregnanza di quella che un tempo si chiamava ‘vita interiore semplificata’: «Signore, sono arrivato alle soglie dell’eternità, ma Tu mi hai usato misericordia! Sono vivo: per quanto? Non so! Solo so che dovrei ringraziarti ogni momento, perché sono un miracolo della tua bontà.
Grazie Signore della fede, dono del tuo amore e grazie per avermi chiamato nella Comunità. Chiedo perdono a Te, o Signore, e alla Comunità che mi ha sopportato.
Desidero una sola cosa: vivere e morire nel tuo amore, in Comunità. …»
Grazie P. Giuliani, per il tuo esempio, per l’amore alla Comunità e la dedizione alle persone che il Signore ti ha fatto incontrare. Dal Paradiso intercedi per la Famiglia Vincenziana che ha avuto sempre un posto privilegiato nel tuo cuore di prete della Missione.

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