• Ultima modifica: Martedì 01 Maggio 2018, 16:32:30.

P. Di Giuseppe Raffaele

P. Di Giuseppe Raffaele

Sei tu Signore, la mia speranza, la mia fiducia fin dalla mia giovinezza.
A Te la mia lode senza fine.(salmo 70)

Padre Raffaele, venerdì 30 agosto 2002, alle ore 23,00 ci ha lasciati a Lievi, dove si trovava momentaneamente. Di anni 89 compiuti lo scorso 5 febbraio.
padre Raffaele è arrivato nel Territorio della Diocesi di Sora nell'ottobre del 1972 insieme ad altri due confratelli: P. Emilio Rinaldi e P. Armando; i tre costituirono una comunità con lo scopo di guidare pastoralmente le Parrocchie di S. Restituita Rosce e S. Giovanni nel comune di S. vincenzo Val Roveto, ma anche di predicarele missioni al popolo all'intera valle. Si trattò di una esperienza pilota molto importante. Dopo qualche anno però la morte di P. Armando prima e P. Emilio un pò più in la accentrò tutto nelle mani di P. Raffaele che dovette moltiplicare le sue ennergie per far fronte a tutti gli impegni. Più tardi lasciò la comunità di S. Giovanni e il 10 gennaio del 1989 fu nominato Amministratore Parrocchiale di "Santa Maria" in S. Vincenzo val roveto oltre continuare la missione alle Rosce. I due incarichi li ha adempiuti fedelmente fino alla morte: Nel contempo arrivavano altri imprgni: Vicario di zona per la Valle e Vice-Direttore della Caritas insieme a Don Antonio Lecce e a Don Libero carcione.
Oltre che restauratore di tre chiese, Padre Raffaele ha avuto il merito di realizzare un funzionale Oratorio Parrocchiale intitolando a Filomena Carnevale: la giovane di S. Vincenzo che negli anni cinquanta richiamò l'attenzione di folle numerose a causa anche delle stigmate che portava nel suo corpo. Inoltre Padre Raffaele ha sempre manifestato la volontà di donare questa costruzione alla" sua "Parrocchia di S. Maria in S. Vincenzo V.R., perché fosse centro propulsore di rinnovamento anche per le altre comunità di Valle Roveto. Per questo accanto all'oratorio è nata la presenza religiosa di tre Suore di S. Giovanna Antida che rendono feconda questa lungimirante iniziativa.
I funerali sono stati officiati dal Vescovo Padre Luca Brandolini domenica 19 settembre alle ore 16, a Trevi nel Lazio, dove si è compiuto anche il rito della sepoltura. Hanno concelebrato molti sacerdoti diocesani e molti religiosi vincenziani.
In un telegramma al Vescovo il Sindaco di S. Vincenzo V. R., dott. Carlo Rossi, ha manifestato il cordoglio della comunità civile: "L'Amministrazione comunale di S. Vinicenzo V.R., facendosi interprete del cordoglio dell' intera cittadinanza, si unisce al dolore della comunità ecclesiale locale colpita dalla perdita del reverendo padre Raffaele Di Giuseppe, esemplare ed instancabile nell' impegno ultra trentennale profuso a servizio delle parrocchie di questo comune.

(D. Domenico Del Vecchio)

Un amico, un testimone, un apostolo.

Ho conosciuto padre Raffaele di Giuseppe nel lontano 1957 al Collegio Alberoni di Piacenza, dove mi trovavo allora come seminarista e studente di teologia. Nella comunità dei padri vincenziani che avevano ed hanno tuttora la direzione di quel celebre seminario, p. Raffaele non era però un "professore", ma un "missionario" che, secondo lo spirito del nostro fondatore San Vincenzo de' Paoli, andava nei paesi del circondario a predicare le Missioni popolari, ad annunciare il Vangelo cioè, per risvegliare la fede cristiana tra la gente e a chiamarla alla conversione, per contribuire a formare comunità ecclesiali autentiche e operose. Insieme ad un altro confratello suo coetaneo e collaboratore nello stesso ministero, formavano una "coppia" affiatata e ben assortita: p. Raffaele piuttosto serio e uomo di dottrina; l'altro un sacerdote estroverso, capace di spezzare il pane della Parola di Dio con grande semplicità e immediatezza.
Ricordo ancora con piacere le visite che nella settimana di riposo tra una Missione e l'altra, spesso facevano la sera, dopo cena, a noi seminaristi per raccontarci le loro esperienze. Per noi giovani, incamminati verso il sacerdozio, era una grande "scuola di vita": si rafforzava la nostra vocazione e cresceva in noi il desiderio di dedicarci allo stesso ministero, con uguale passione e con il medesimo entusiasmo.
Ordinato sacerdote nel 1960, III° centenario della morte di San Vincenzo; ho rincontrato padre Raffaele a Roma nella Casa della Missione in via XXIV maggio, nella quale risiedeva una bella squadra di Missionari; era superiore, negli anni' 60, un comune amico oltreché confratello carissimo: il padre Annibale Bugnini, uno dei grandi protagonisti della riforma liturgica post-conciliare, divenuto poi Arcivescovo e che io considero mio "maestro" e padre.
In quegli anni p. Raffaele cominciò a conoscere la nostra Diocesi, predicando le Missioni in diversi paesi della Valle Comino e Roveto. Nella feconda stagione di rinnovamento, seguita al Vaticano II, nella nostra Congregazione, si aprì un' ampia e vivace riflessione sulle nuove prospettive che le Missioni popolari dovevano assumere nel contesto dei radicali cambiamenti socio-culturali e religiosi che cominciavano a verificarsi a partire dal' 68. Si iniziò allora a parlare dell'urgenza di una "missione permanente" (e non dei tradizionali 15 giorni, come era fino allora). Si trattava di invertire una rotta collaudata da secoli, scegliendo per l' evangelizzazione zone pastorali formate di piccoli agglomerati poveri e sprovvisti di clero, per un impegno missionario protratto nel tempo e quindi più organico; che comprendesse, oltre la predicazione, la cura pastorale, - anche secondo il carisma vincenziano - il servizio al clero, sia sotto il profilo spirituale che della collaborazione pastorale.
P. Raffaele, insieme a p. Emilio Rinaldi, furono i grandi sostenitori di questa nuova impostazione, che appassionava soprattutto noi giovani sacerdoti.
Le circostanze favorirono questo orientamento, per una prima sperimentazione. Mons. Carlo Minchiatti, che p. Raffaele e p. Emilio avevano conosciuto negli anni '50 a Perugia dove allora risiedevano, offri l'opportunità per la realizzazione qui da noi di un "progetto" come quello vagheggiato.
Così, nel 1972, i due Confratelli si stabilirono in Valle Roveto, insieme ad un altro di nome p. Armando Boni e cominciarono così la loro... "avventura", accolti con cordialità e gratitudine dal Vescovo e dai sacerdoti della zona.
La morte, presto sopravvenuta di p. Armando e poi di p. Emilio, fece sì che p. Raffaele restasse solo. Dovette quindi prendersi cura direttamente delle due parrocchie di San Vincenzo e Santa Restituta, restringendo così il campo missionario, inizialmente più vasto.
Ciò, tuttavia, non gli impedì di spaziare, secondo le sue possibilità, nella sua attività pastorale, sempre disponibile alle richieste di sostegno spirituale e di collaborazione ai confratelli sacerdoti della zona pastorale.
Restaurò, arricchendole di pregevoli opere artistiche dell'amico scultore Biancini, dapprima la chiesa parrocchiale San Giovanni vecchio e poi, soprattutto, di San Vincenzo nuovo e di Santa Restituta, adattandole alle esigenze della riforma liturgica e rendendole più belle, accoglienti e funzionali.
Negli ultimi anni, mettendo a disposizione sue personali risorse, e con il contributo finanziario dei molti amici e conoscenti, ha costruito a San Vincenzo un "Centro pastorale" intitolandolo a Filomena Carnevale, la "mistica della Valle Roveto" che egli aveva conosciuto e per la quale si è tanto adoperato, nella Commissione istituita in Diocesi, per lo studio e il riconoscimento delle sue virtù. Provvidenziali circostanze fecero sì che nel Centro potesse stabilirsi una piccola Comunità delle Suore di Carità per un servizio di evangelizzazione e di promozione umana a largo raggio.

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Da questi pochi e sommari cenni risulta con chiarezza che p. Raffaele è stato per tutta la vita, e in particolare nel tempo trascorso nella nostra Diocesi, un sacerdote esemplare, un testimone e un apostolo; un vero "costruttore" della Chiesa, non solo sotto il profilo materiale ma soprattutto spirituale e pastorale. L' ha edificata, in fedeltà al carisma vincenziano, con semplicità, umiltà e mitezza, con grande carità verso i poveri, i piccoli, i sofferenti nel corpo e nello spirito.
Tutti potevano sempre trovare in lui accoglienza cordiale, dialogo, consiglio e aiuto; ascoltare da lui parole di conforto e sostegno, in forza della sua sapienza pastorale e per la vasta esperienza umana e religiosa; fossero semplici fedeli oppure sacerdoti. Il suo stile era improntato a signorilità di tratto, a serenità e calma e a piena fedeltà al messaggio evangelico.
Per queste doti i confratelli della Valle lo elessero a più riprese Vicario di zona. Un compito che ha svolto con discrezione e operosità fino a qualche anno fa, quando cominciò ad avvertire i piccoli inevitabili acciacchi dell' età, che non gli consentivano più di svolgere il suo ufficio con quella serietà e dedizione che era solito mettere in tutto ciò che faceva.
Lo stesso, come vescovo e come confratello vincenziano, più volte ho avuto occasione di sperimentare la sua vicinanza spirituale nelle quotidiane difficoltà ed essere illuminato e sostenuto dai suoi amabili consigli.
Ho cominciato ad avvertire che avremmo potuto perderlo, quando dopo la celebrazione del suo 50.mo di sacerdozio celebrato con solennità e grande partecipazione di popolo nella chiesa di San Vincenzo, ho letto sul suo volto i segnali di un progressivo deperimento di forze e quindi della perdita di quella vivacità e impegno, che poi si sono aggravati con la malattia, che ha sopportato con mirabile abbandono alla volontà di Dio sino alla fine. Gli rimaneva però sempre la fiducia e la speranza di poter continuare a servire Dio e i fratelli, per i quali ha speso la sua vita.

L'ho sentito l'ultima volta per telefono due giorni prima della morte quando, con un filo di voce e con le parole quasi balbettate e rotte dalla commozione, mi ha ringraziato di "tutto", come lui stesso ebbe a dire. Ma sono io, siamo tutti a ringraziare lui.

Grazie, caro p. Raffaele, per ciò che sei stato e per quanto hai fatto in questi oltre trent' anni nella nostra diocesi e per tutta la vita, come sacerdote e come missionario vincenziano!

Il tuo ricordo rimarrà in benedizione.
Il Signore Gesù ti consenta ora di contemplare il suo Volto nella comunione dei Santi e ti conceda di godere il premio da Lui promesso ai suoi servi buoni e fedeli!

+ Luca Brandolini
Vescovo

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