• Ultima modifica: Martedì 27 Febbraio 2018, 15:27:04.

P. Fervari Ernesto

P. Fervari Ernesto

P. Ernesto Fervari ci ha lasciato per sempre fisicamente, però il suo spirito aleggia in questo luogo ed il suo ricordo non deve spegnersi mai nei nostri cuori. Una teoria dice che, quando una persona muore, la sua anima ritorna a Dio, il suo corpo va a madre terra, ma il suo spirito rimane per qualche tempo nel luogo che gli è stato famigliare specialmente nell’ultimo periodo della sua vita. Valutare la portata teologica di questa teoria è compito degli specialisti, ma per noi qui riuniti sembra così edificante riferirla a P. Ernesto … In questo luogo egli si trovava a proprio agio, a casa sua, fra amici così da recarvisi molto spesso. Ci si può chiedere quali siano stati i motivi determinanti, le idee forza e lo spirito che animavano questo suo atteggiamento.
Cercherò di riassumerli brevemente: 1.- Nella sua attività pastorale P. Ernesto non ha dimenticato la figura ed il modello di San Vincenzo, ‘Padre dei poveri’. E’ vero che per molto tempo la figura poliedrica del ‘Costruttore della Chiesa moderna’, secondo la felice espressione del Papa, è stata ridotta a quella di distributore di minestre e pagnotte. Alla sua morte S. Vincenzo lasciava la Chiesa con un volto materno e con un cristianesimo più umano. Come S. Vincenzo, P. Ernesto era convinto della presenza di Cristo nei poveri, che vanno custoditi materialmente e spiritualmente per non cadere nella rete di una certa filantropia laicista e alla moda. La carità cristiana ha avuto ed avrà sempre bisogno di persone e di opere serie e solide che non invecchiano mai come non invecchia mai l’amore di Cristo per la sua Chiesa. Soltanto su questa scia si può giungere alla conclusione rivoluzionaria di San Vincenzo, che “i poveri sono i nostri padroni, signori ed avvocati” presso Dio alla fine dei tempi. 2.- I poveri ci sono affidati dal Signore perché possano dire “avevamo fame e sete e voi ci avete dato pane ed acqua”. La nostra pastorale caritativa e umanitaria non abbia altra motivazione che questa. Temiamo invece il desiderio di popolarità, di compiacenza, l’orgoglio spirituale, e cose simili. Ci risulta che P. Ernesto abbia superato tutti questi raggiri, andando subito al fulcro dell’attenzione ai poveri, cercando fondi e coinvolgendo gente preparata e convinta nell’opera del Wirescat. Infatti il Wirescat è stato realizzato per durare, sfidando l’usura del tempo, come segno permanente dell’amore cristiano. Ora comincia il nostro turno. 3.- Per ben due volte, nella condivisione fra la gente sui temi dell’omelia, come si usa fare qui, è stata unanime la convinzione che P. Ernesto era ricco e gestiva molti fondi, e tuttavia che è vissuto da povero, in semplicità. La conclusione è emersa spontanea dal gran numero di fedeli convenuti dalle cinque Parrocchie limitrofe del Decanato: essere poveri nello spirito, non vuol dire vivere da pezzenti. Ai discepoli di Cristo, sulla scia di San Vincenzo, non è vietato possedere beni legittimamente ottenuti ed essere ricchi. Il problema può sorgere circa l’uso che se ne fa. La parabola evangelica del ricco Epulone e del povero Lazzaro è per sé eloquente in questo senso. Anche in questo P. Fervari ci ha lasciato buoni esempi: ha offerto borse di studio a ragazzi diligenti, fondi e crediti per la Casa dei maestri e degli impiegati, fondi speciali per piccoli commerci domestici. Qui ritorna a manifestarsi lo spirito del nostro fondatore che, con le minestre e le pagnotte, distribuiva anche zappe, vanghe, seghe, e altri strumenti necessari perché i poveri potessero aspirare realmente ad un futuro migliore. E’ con lungimiranza che P. Ernesto ha costituito un fondo bancario di cui soltanto gli interessi vengono investiti nel settore della pesca dei gamberi.
Dare l’amo al povero perché possa pescare da solo – è un detto che sembra rendere bene l’intenzione di P. Fervari. Su questi tre solidi pilastri della carità cristiana, i fedeli sono stati invitati a stringere le fila per continuare l’opera d’amore fraterno del Wirescat. I modi d’azione sono i più svariati e molteplici, perché la carità vera è creativa ed espansiva per sua natura. Ecco alcuni esempi per quanti ne avessero bisogno: informare ed invitare alla condivisione gli amici che non sanno dare un senso alla loro vita; oppure, unire l’utile al dilettevole – per esempio non lontano da qui c’è la tomba dell’eroina nazionale Martiki e poco lontano il Mare di Rembang che richiamano molti turisti i quali potrebbero essere coinvolti nella vita del Centro. Wirescat, richiamando alla mente la parola latina che significa “verdeggiare” rappresenta bene il tipo di carità che s’intende perseguire, fattiva, fresca e ardente a un tempo, che mai appassisce. La collina su cui sorge il Wirescat una volta era brulla ed isolata, utile solo per l’estrazione del calcare. Oggi invece appare da lontano verde e rigogliosa, pullulante di vita grazie al rimboschimento di alberi Tek intrapresa dal nuovo Rettore. Proficiat! Da ultimo sarà bene dire che P. Ernesto è stato figlio di Adamo in carne ed ossa, coi suoi molti pregi e qualche piccolo difetto che non vale la pena ricordare. Anzi è questo il momento privilegiato per il reciproco perdono e la dimenticanza. E tutto questo ad perpetuam rei memoriam di Dio del suo servo fedele P. Ernesto. Conserviamone il ricordo, perché una persona muore due volte se viene presto dimenticata. Amen P.Catini, C.M. PS. La recente venuta di P. Ernesto in Indonesia, post factum, ha tutto il sapore di un commiato dai suoi amici; non c’erano infatti problemi da risolvere. E’ stato qui a Sarangan per una settimana, dove veniva spesso anche in passato. Ha voluto che l’accompagnassi alla tomba di P. E. Rossi a Polsarang – Hediri, a due chilometri dalla Casa dei ritiri. P. Ernesto, come pure P. Valentino, se ne sono andati in silenzio, senza disturbare nessuno, con la Corona in mano, l’uno, dopo la Messa l’altro.

Omelia tenuta alla Messa Esequiale di P. E. Fervari, al Wirescat di Blora. (da una lettera di P. Catini).

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