• Ultima modifica: Martedì 27 Febbraio 2018, 15:27:04.

P. Pistoia Alessandro

P. Pistoia Alessandro

P. Alessandro Pistoia, sacerdote della Congregazione della Missione di San Vincenzo de Paoli è nato a Terracina il 27 novembre 1935. Ammesso nella Congregazione della Missione il 6 ottobre 1951, vi ha emesso i voti nel 1956. Ha compiuto gli studi teologici presso il Collegio Alberoni di Piacenza e a Piacenza è stato ordinato sacerdote il 23 dicembre 1961. Nel 1963 ha conseguito la licenza in teologia presso l’Istituto pastorale della Pontifica Università Lateranense e dopo aver frequentato l’Istituto di sacra Liturgia a s. Anselmo, a Roma vi ha conseguito il Dottorato in teologia con specializzazione in Liturgia con una tesi su “Antonio Rosmini. Un precursore della riforma liturgica”, preparata sotto la direzione del P. Burlchard Neunheuser. Il capitolo principa1e riguardante “La parte del popolo nella Liturgia nel pensiero di Antonio Rosmini” fu pubblicata su Ephemerides Liturgicae nel 1972 in un estratto a parte. É un lavoro citato e apprezzato nella bibliografia Rosminiana.

La sua attività è stata completamente dedicata allo studio e alla pastorale liturgica. Era stato avviato in questo campo per ampliare il numero dei confratelli addetti al Centro Liturgico Vincenziano e in particolare alla Rivista Ephemerides Liturgicae. All’inizio si dedicò anche all’attività pastorale in un gruppo giovanile che aveva la sede preso il Collegio Leoniano. Lavorava insieme al confratello P. Luca Brandolini, attualmente Vescovo di Sora e insieme diedero inizio ad uno dei primi esperimenti di partecipazione giovanile alla liturgia nella Messa domenicale. Problemi di salute e un’operazione al cuore gli fecero ridurre l’attività pastorale e da allora si limitò sempre più allo studio e all’attività scientifica. Dal 1968 è stato segretario delle Ephemerides Liturgicae e dal 1985 ne divenne direttore responsabile. La sua bibliografia non è abbondante però i suoi scritti che
soprattutto all’inizio sono relazioni di convegni di studio, dedicano già, oltre che alla cronaca, ampio spazio a valutazioni critiche sul metodo e sui contenuti degli avvenimenti e dei testi. Più che la ricerca e la critica storica preferiva il campo della pastorale, dello studio di problemi di attualità a sfondo religioso e sociale. Di questo stile è anche l’ultimo suo articolo sulla gratuità nella celebrazione liturgica, che ha lasciato in bozze sulla scrivania. L’opera che lo farà ricordare maggiormente è la collana “Subsidia Liturgica” delle Ephemerdies Liturgicae alla quale diede inizio nel 1974 con il salesiano Don Achille Triacca, e della quale fu sempre curatore. La collana è universalmente apprezzata per la serietà degli studi e, in campo ecumenico per la pubblicazione sistematica degli Atti delle Settimane di San Sergio a Parigi.
Il suo amore allo studio e alla diffusione della conoscenza della liturgia lo ha visto attivo nella Associazione italiana dei Professori e Cultori della Liturgia, ai cui convegni ha partecipato con frequenza e di cui ha scritto molte volte. In questi incontri era stimato per gli apporti positivi fondati su una sincera amicizia, anche se a volte un po’ critica. É stato anche docente al Marianum e al Camillianum di Roma.
Durante i lavori della riforma liturgica postconciliare ha collaborato silenziosamente con i confratelli direttamente impegnati in quest’opera. o nella presentazione di alcuni capitoli della riforma. Più tardi fu chiamato a dare la sua collaborazione diretta, a due documenti del Culto Divino "Direttorio su pietà popolare e Liturgia" e il "Rito degli esorcismi".
Non è stato un grande scrittore; però nei suoi testi e soprattutto nell’animo che ne emergeva, si notava un grande amore per la liturgia. Soffriva per le attuazioni non coerenti, ed era appassionato nei giudizi sia verso gli autori di queste iniziative, sia verso alcuni interventi da parte dell’autorità. Sentiva la "sacralità" della liturgia non nel senso di un allontanamento dall’uomo e del suo mondo, ma come mezzo di comunicazione gratuita del mistero di salvezza. Chiedeva conoscenza, amore, orientamento positivo da parte della stessa autorità. L’amore alla liturgia è stato l’occasione di manifestare il suo amore per la Chiesa.
Ha sempre stimato e vissuto la vita della sua Comunità, partecipandovi attivamente. Dalla fine degli studi teologici ha vissuto sempre a Roma nel Collegio Leoniano. Dal 1965 al 1969 fu Direttore del Convitto ecclesiastico del Leoniano; e molti degli ex-alunni l’hanno ricordato con affetto. Dal 1992 è stato anche, per sei anni, Superiore dello stesso Collegio Leoniano.
Sul piano umano ha vissuto in modo sentito la cordialità nei rapporti umani. Piuttosto incline alla riservatezza partecipava volentieri alla conversazione come allo scambio di opinioni, ai progetti costrutti della vita comunitaria, all’apprendimento di nuove esperienze. Lo aiutava in questo la grande sensibilità e apertura ai problemi attuali. Aveva grande capacità di lettura e di assimilazione e un sereno atteggiamento critico davanti ai problemi sociali, religiosi e politici dei nostri giorni Li seguiva attentamente con la lettura della stampa di varie tendenze. Non era l’uomo astratto, chiuso nei suoi studi o nella sua vita spirituale. E la conversazione con lui era piacevole, anche per l’innato senso di umorismo e di auto-critica.

L’ultima malattia inattesa, breve ma dolorosa hanno ancora una volta manifestato le sue doti umane e cristiane. E ce lo fa rimpiangere come un sincero amico e compagno nel cammino quotidiano.

P. Carlo Braga

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