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Biografia Beati Jean Charles Caron e Nicolas Colin

Breve Biografia
dei Beati Jean Charles Caron e Nicolas Colin

Secondo il calendario liturgico della CM, il 2 settembre si celebra la memoria dei Beati Martiri Luigi-Giuseppe François, Giovanni Enrico Gruyer e Pier Renato Rogue. I primi due furono uccisi il 3 settembre 1792 nel Seminario di San Firmino, a Parigi, insieme ad altri 71 sacerdoti e un laico. Essi furono beatificati da Pio XI il 17 ottobre 1926 in un gruppo di 121 martiri della Rivoluzione francese, su richiesta dei vescovi francesi.

La nuova edizione del Martirologio Romano (2004, pag. 495), nell’elenco dei martiri uccisi a San Firmino e altrove, oltre a François e Gruyer, indica come appartenenti alla Congregazione della Missione anche Jean-Charles Caron e Nicolas Colin.

CARON Jean-Charles (1721-1792)

Figlio di Philippe-Albert e di Marie-Antoinette Duprez, Jean-Charles Caron nasce il 30 dicembre 1730, ad Auchel (Pas-de-Calais,villaggio di 338 abitanti, ad una trentina di chilometri a nord-ovest di Arras. E’ battezzato il giorno seguente, nella chiesa Saint-Martin, dal vicario Pierre-André Cossart. 

Questa famiglia, iniziata il 26 maggio 1721, avrà dieci figli, quattro donne e sei uomini. Uno di essi muore nella prima infanzia. Quattro diventano preti: Jacques-Joseph, Philippe-Albert, Jean-Charles c.m., e Mathieu c.m. L'ultimo, Louis-Joseph, succede a suo padre, come fattore-proprietario, coltivatore.

La regione vive principalmente della coltivazione di grano, avena, lino, colza, canapa e tabacco. Durante l’inverno, i contadini si dedicano a lavori manuali di tessitura, vasellame e falegnameria.

Auchel è in diocesi di Boulogne-sur-Mer. Mgr Pierre di Langle, giansenista focoso, muore il 12 aprile 1724. La famiglia Caron gode poi delle cure pastorali illuminate dei suoi successori, particolarmente di Jean-Marie Henriau (1724 -1738) e di François-Joseph de Partz de Pressy (1742 -1791), assistiti di un buon clero, formato nei seminari.

I Preti della Missione sono nel seminario di Boulogne dal 1682 e predicano le missioni dal 1697. Sappiamo poco della loro attività, ma la loro influenza è notevole. La diocesi darà alla Congregazione della Missione trentotto fratelli coadiutori e cento preti. Tra essi, ci sono Dominique Hanon e Pierre Dewailly. Quarantadue entrano nel Seminario Interno prima di Jean-Charles. Uno di essi, entrato nel 1736, è cugino Martin-Joseph Caron, poi addetto alla parrocchia Notre-Dame a Versailles.

Jean-Charles frequenta la scuola del villaggio, impara a leggere, a far di conto, il catechismo e forse alcune nozioni di latino. Dopo avere fatto gli studi secondari, non sappiamo dove, si presenta a San Lazzaro il 9 ottobre 1750. Pronuncia i voti il 10 ottobre 1752. Il 20 novembre 1752, il suo vescovo, Mgr de Pressy, gli concede di ricevere la tonsura.

Dopo l'ordinazione sacerdotale, Jean-Charles, verso la fine di 1759, viene assegnato alla parrocchia di Saint-Louis, a Versailles, ad un chilometro circa da quella di Notre-Dame, tutt’e due situate ad alcune centinaia di metri dell'entrata del Castello.

Secondo i contratti firmati in 1727, la comunità di Saint-Louis conta dodici preti, due fratelli e quattro chierici. La loro casa parrocchiale, terminata nel 1760, ha una ventina di camere per i confratelli e gli ospiti di passaggio e per i domestici; ha inoltre tutti i locali necessari alla vita di comunità e gli ambienti di servizio. La biblioteca è ricca di quattromila volumi.

La nuova chiesa, costruita dall'architetto Mansart de Sagonne, inaugurata nel 1754, viene successivamente arricchita di numerose decorazioni. Nel 1761, Noël Hallé dipinge un San Vincenzo in atto di predicare.

In questa cornice, ricca di opere d’arte, i figli di San Vincenzo esercitano il loro ministero sacerdotale con semplicità e vivono la vita di comunità secondo le loro Regole e le loro tradizioni.

Fino alla Rivoluzione, la chiesa, la parrocchia e la comunità di Saint-Louis non registrano avvenimenti particolari. 

La cronaca tramanda una breve conversazione tra Luigi XV e Joseph Baret, superiore e parroco, che gode del privilegio di assistere all'alzata del re: 

Luigi XV: - Avete molti poveri? 

  • Troppi, Maestà!
  • Quindi il numero dei poveri aumenta?
  • Sì, Maestà; e abbiamo persino valletti del Palazzo che vengono a chiedere aiuto!
  • Lo credo bene, sospira il re, li paghiamo così male!

Questa conversazione lascia intravedere la costante attività caritatevole dei confratelli, che andava aumentando per ogni anno di carestia. Un trattamento fisso assicurava loro l'indispensabile per vivere. Servivano gratuitamente la parrocchia. Dai loro parrocchiani non esigevano nessuna retribuzione. Ma il mantenimento della casa parrocchiale era a loro carico: il contratto del 1727 aveva dimenticato di regolare questo problema. Un cimitero, dono del re, recava loro più spese che entrate. Capitava loro di chiedere prestiti per pagare i debiti.

Nel 1770 Jean-Charles lascia Saint-Louis e la Congregazione, per motivi che non conosciamo. È nominato parroco della parrocchia Saint-Étienne, a Brie-comte-Robert, e l'ultimo atto firmato da lui è del 28 settembre 1781.

Da allora è nominato parroco di Collègien, un paesino di una cinquantina di abitanti, dell'archidiocesi di Parigi. Firma gli atti parrocchiali a partire dal 28 ottobre 1781. Questi, firmati da lui, sono scritti dal maestro della scuola. La firma del parroco è leggibile, ma meno curata di quella che si legge negli atti dei primi anni di ministero. Jean-Charles aveva problemi di salute?

Il 13 febbraio 1791, Jean-Charles, presta il giuramento esigito dalle leggi, con alcune riserve. Firma un ultimo atto di cattolicità, il 29 marzo. Le sue riserve lo fanno dichiarare prete-refrattario e deve lasciare il suo incarico. Il 31 luglio, gli succede un prete che ha prestato giuramento. Jean-Charles si ritira a Ferté presso Jouarre, prima di chiedere ospitalità al P. Louis-Joseph François c.m., superiore del Seminario Saint-Firmin. Vista la sua scomparsa da più di un anno, al distretto di Meaux è iscritto nell'elenco degli emigrati. Prigioniero, non può andare all'estero. Come la maggioranza degli altri detenuti, è massacrato la mattina del 3 settembre 1792.

Forse al mattino della vigilia, 2 settembre, suo fratello Mathieu Caron c.m., colpevole degli stessi crimini di lesa-nazione, ma provvisto di passaporto dal municipio di Beauvais, espatria  in Belgio, a Menin, vicino a Courtrai. Una volta ristabilita la pace religiosa, Mathieu ritorna in Francia. Muore a Beauvais, il 18 gennaio 1813.

Paul HENZMANN cm   (Archivista della CM.)

Firma dell’Atto dei Voti di Jean-Charles CARON sul Registro di San Lazzaro, il 10 ottobre 1752.

COLIN Nicolas (1730-1792)

Prete della Missione.

Nicolas Colin nacque a Grenant, Cantone di Fayl-Billot, dipartimento della Haute-Marne, Diocesi di Langres, il 12 dicembre 1730. Fu ammesso al Seminario Interno di San Lazzaro il 20 maggio 1747 e fu mandato parroco a Saint-Louis di Versailles, dove lavorò per sedici anni, dal 1754 al 1770.

Parroco di Genevrières.

A questa data, atrratto dalle lusinghiere proposte del nuovo vescovo di Langres, Mgr De la Luzerne, lasciò i suoi confratelli e accettò, con condizioni non chiare, la parrocchia di Genevrières, a qualche chilometro da Grenant, suo paese natale. Va a suo favore il fatto che dall’agosto 1774 fino alla sua morte, cioè per vent'anni consecutivi, firmò sempre gli atti parrocchiali, ed altri, come "Prete della Missione". Questa continuità fa legittimamente supporre che poco dopo la sua partenza di Versailles i suoi rapporti con la Congregazione siano stati regolarizzati dai superiori.

Rifiuto del giuramento.

Invitato, come tutti i preti in esercizio del ministero, a prestare il giuramento alla Costituzione civile del clero, lo fece, ma "con riserva e ad eccezione formale degli articoli della Costituzione che riguardano materie proprie dell'autorità spirituale."

A chi gli rimproverava di rinnegare i suoi generosi impegni di un tempo, rispose: "Avrei potuto immaginare che i nostri saggi Legislatori avrebbero così presto lasciato questa bella carriera per entrare in un ordine di cose, per il quale il Potere e il voto dei loro elettori non li impegnavano? ... con mano ardita, hanno spogliato il santuario del Signore dei suoi possessi più legittimi, del patrimonio che i vostri padri avevano donato per la sussistenza dei vostri pastori… No, non giurerò senza riserve una Costituzione che spezza la pietra angolare dell'edificio celeste... che spoglia il nostro Santo Padre del primato di giurisdizione che la fede ci insegna essergli stata accordata da Gesù Cristo... che vi toglie, mediante il più indegno degli stratagemmi, i vostri pastori legittimi... che attribuisce a semplici laici il diritto esclusivo di sopprimere e di erigere delle sedi episcopali"... 

La Rivoluzione non poteva accettare queste riserve. Padre Colin fu cacciato dalla sua parrocchia e fu sostituito da un prete che aveva prestato giuramento.

Proteste.

Il parroco di Genevrières non volle lasciare la parrocchia senza protestare contro l'ingiustizia e la violenza di cui era vittima, né senza mettere i suoi parrocchiani in guardia contro la tentazione di scisma. Perciò pubblicò un opuscolo intitolato: "Ultime parole e addii di N.C.... Prete della Missione, curato di..., ecc." In questo scritto anonimo, dove il nome dell'autore era trasparente, N. Colin così bollava ciò che era stato fatto sotto l'egida della Costituzione: "Avanza a grandi passi, e si consuma, tra sacrileghi applausi, quest’opera di iniquità che ci si va annunziando da dieci mesi, con i toni più minacciosi, la sostituzione dei ministri della Chiesa… È dunque questa la Chiesa che ci preparava, l'anno scorso, queste le mozioni con cui si celebrava con estasi l'erudizione e la saggezza, questa la Chiesa, che ci si faceva credere che sarebbe uscita dalla Costituzione più bella e più radiosa di quanto non lo fu mai la sposa di Gesù Cristo. Ci si può permettere di burlarsi così della buona fede e della credulità dei mortali?”... 

Terminando, il curato di Genevrières indicava chiaramente i sacrifici e i gravi pericoli ai quali si esponeva, e anche la grandezza della sua eroica determinazione; "Sarebbe sommamente assurdo attribuire ad altro impulso diverso dall’obbligo irresistibile della mia coscienza, un'inflessibilità che mi espone ai trattamenti più duri, che non mi promette, come premio della mia fedeltà alla fede, altra cosa che la fame, l'esilio, la prigione, e forse anche la morte." 

Esilio, prigione, fame, morte.

Dopo quest’atto N. Colin non poteva restare oltre nel suo paese. Nei primi giorni del novembre 1791, lasciò Genevrières e si diresse verso Parigi, per riprendere la vita comune coi Missionari di Saint-Firmin e, durante i dieci mesi di pensione che vi passò, prepararsi al martirio, realizzando punto per punto il programma previsto nelle sue "Ultime parole."

Il 3 settembre 1792, condivise la sorte di Padri François e Gruyer; e come essi, fu beatificato il 17 ottobre 1926. 

Jean-Marie Planchet c.m.

Martyrologe della Congregazione della Missione 

Firma dell’Atto dei Voti di Nicolas Colin sul Registro di San Lazzaro, il 21 maggio 1749.

(Trad. dal francese di P. Carlo Braga cm)

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