• Ultima modifica: Martedì 16 Gennaio 2018, 09:25:05.

Parte Prima

Mese della Madonna della Medaglia Miracolosa

Il Messaggio dell'Immacolata a Parigi (1830)

Prima Parte

LA MESSAGGERA DELLA MADONNA

 

  1. "ORA TU SEI L'UNICA MIA MADRE"

Nel piccolo villaggio di Fain le Moutier; diocesi di Digione, in Francia, è nata il giorno due del mese di maggio del 1806, da Pietro Labouré e da Luisa Maddalena Gontard, Caterina. Le si è poi aggiunto anche il nome di Zoe, forse perchè nata nel giorno della festa di questa santa. Nona di undici figli, ri­cevette un'educazione profondamente cristiana, ma non frequentò mai alcuna scuola e solo più tardi imparò a scrivere, senza però avere mai una vera padronanza della sua lingua scritta. Nella sua infanzia, così come in tutta la sua vita, non vi fu mai nulla di straordinario in lei, ma un episodio sembra essere premonitore del suo parti­colare amore a Maria e del compito che la Vergine poi le affidò. All'età di nove anni perde la madre che aveva sa­puto infondere in lei tanto amore alla Madonna. Un giorno che la piccola sembrava particolarmente presa dalla nostalgia della mamma, fu vista da una domestica entrare in casa e, come ispirata, prende­re una sedia, montarci sopra e, tendendo le mani tremanti, prendere la piccola statua della Madonna esposta sull'altarino di casa. A lei, abbracciandola, disse con affetto: "Ora tu sei l'unica mia mamma!". A dodici anni, partita la sua sorella maggiore per entrare fra le Figlie della Carità, si prese cura lei della casa, aiutata da una domestica per i lavori più pesanti. All'innocenza univa anche la penitenza, di­giunando il venerdì e il sabato. E quando andava in chiesa non si metteva nei banchi, ma si inginoc­chiava sul pavimento. Intenso era anche il suo amo­re a Gesù Eucaristico e perciò non si accontentava di partecipare alla Messa ogni domenica, ma spesso vi andava anche nei giorni feriali, nonostante il la­voro e la distanza, dato che nel suo villaggio non sempre si celebrava la Messa e perciò doveva recar­si in un paese vicino.

Impegno: Affidiamoci alla Vergine Maria, mettiamo tutto ciò che siamo e che abbiamo nel cuore nelle Sue mani e chiediamole di portarci ad amare sempre più il suo Figlio Gesù.

Ave Maria...

O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te!

  1. "MIRO PIÙ IN ALTO..."

Intanto gli anni passavano. Quando Zoe vide che ormai la sua famiglia poteva fare anche a meno di lei, dopo aver rifiutato varie proposte di matrimo­nio dicendo che "mirava più in alto", svelò final­mente il suo segreto al padre. Voleva consacrarsi per sempre a Dio. Ma il padre si oppose e per disto­glierla da questo suo proposito la mandò a Parigi, presso il fratello che gestiva una locanda. Zoe ob­bedì, soffrendo tanto nel nuovo ambiente e deside­rando sempre di più una vita di preghiera e di donazione a Dio e al prossimo. Intanto la Madonna si servì di un sogno in cui San Vincenzo ha un ruolo particolare, per farle sentire più chiaramente la sua voce. Lasciata Parigi, Zoe andò a Chatillon, presso le Figlie della Carità e lì comprese bene quel sogno che soltanto dopo tanti anni raccontò a sua sorella. Sognò di trovarsi sola nella chiesa del suo villag­gio quando vide uscire dalla sacrestia un anziano sacerdote, con i capelli bianchi, vestito dei para­menti sacri e col calice fra le mani. Il suo volto irra­diava bontà e i suoi occhi sembravano di fuoco. Passandole vicino la guarda intensamente conti­nuando così anche durante la Messa. Alla fine le fa cenno di avvicinarsi, ma Zoe, spaventata, si allonta­na. Sempre in sogno le parve poi di uscire di chiesa e di recarsi presso una famiglia amica per visitare un ammalato. Ma ecco che, appena entrata, scorge di nuovo il vecchio prete che l'aveva seguita e le di­ce: "Figlia mia, è buona cosa avere cura dei malati! Tu ora mi sfuggi, ma un giorno sarai felice di venire da me. Il buon Dio ha dei disegni su di te, non di­menticarlo". Senza dargli più importanza di quanto che bisogna darne ai sogni, quel sogno non si can­cellò più dalla sua mente... Così, quandò si recò a Chatillon, quale fu la sua meraviglia vedendo nel parlatorio un grande quadro di San Vincenzo de' Paoli: era quel sacerdote che le aveva parlato nel sogno! Non poteva più dubitare e la risposta del suo confessore troncò ogni esitazione: "Figlia, le disse, quel vecchio che ti è apparso in sogno è proprio San Vincenzo: è lui che ti vuole tra le sue figlie!".

Impegno: Chiediamo a Maria di farci conoscere in ogni cosa la Volontà di Dio e di essere docili ad ogni ispi­razione dello Spirito.

Ave Maria...

Maria concepita senza peccato, prega per noi che ri­corriamo a te.

  1. LA SANTA DEL SILENZIO

Superato ogni ostacolo, Zoe fu accolta in prova presso le Figlie della Carità di Chatillon. Poi, nell'a­prile del 1830 entra con gioia nel Noviziato (detto anche Seminario) di Parigi, in Rue du Bac e in que­sto periodo che durava dagli otto ai dodici mesi, Zoe, che ormai sarà sempre chiamata suor Labouré e dopo il Noviziato suor Caterina, vivrà i momenti più belli della sua vita in quanto diventerà "la mes­saggera della Madonna". (Di questo parleremo più diffusamente nella se­conda parte, mentre ora continuiamo nella narra­zione della sua vita e della sua semplice spiritua­lità). Terminato il Noviziato, fa la vestizione e nel 1831 viene inviata nella casa di Enghien dove tre anni dopo farà i voti e dove trascorrerà i restanti quarantasei anni della sua vita. Enghien, in via Picpus, era una casa di riposo per gli anziani dipen­denti dei principi di Orléans. Vi si dedicavano sette suore dipendenti dalla superiora della casa in via Reully, da cui la separava un giardino a metà del quale, lungo il viale ora detto di Santa Caterina Labouré, vi è una statua di Maria davanti alla quale la santa amava sempre fermarsi in preghiera. Fu adibita alla cucina, poi al guardaroba e, dal 1836 fino alla morte, si occupò della cura dei vecchi e contemporaneamente del pollaio e della portine­ria. Fu chiamata "La Santa del silenzio". Nessuno, tranne il suo confessore seppe mai, du­rante la sua vita, fino agli ultimi giorni prima di morire, che era proprio lei la protagonista degli av­venimenti straordinari che avevano dato al mondo la Medaglia Miracolosa. Suor Caterina tante volte aveva sentito parlare con ammirazione della "fortu­nata novizia che la Madonna aveva scelta come sua confidente, ma restò sempre impassibile e mai tradì il suo segreto, nè con le compagne nè con le superiore, nè con nessun altro, nemmeno con suo nipote, sacerdote dei Figli di San Vincenzo. Questo silenzio che è eroico ha suscitato ammirazione an­che nel suo processo di beatificazione, caso pres­socchè unico nella storia delle apparizioni. Questo ci insegna a non manifestare senza necessità i doni che il Signore ci fa e il bene che ci concede di fare.

Impegno: Chiediamo a Maria il dono dell'umiltà e del nascondimento, l'amore alle cose semplici e la fedeltà prima di tutto nelle piccole cose, senza pretendere rico­noscimenti o ricompense.

Ave Maria...

O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te.

  1. "ERA LA VERGINE IN CARNE ED OSSA!"

Agli inizi del 1832, quando si cominciò a parlare delle Apparizioni, P. Aladel, confessore di suor Caterina, recatosi a Reully, fu circondato dalle suo­re e tempestato di domande. Era presente anche suor Caterina. Il Padre riferisce: "Come rispondere senza tradire la suora? Confidando nell'aiuto di Maria SS. raccontai semplicemente il prodigio e ammirai ciò che accadeva sotto i miei occhi. La buona suora che io temevo di gettare nel turbamen­to, seppe conservare il suo atteggiamento naturale, anzi, seppe unirsi anche alla conversazione con la stessa libertà delle altre, come se si stesse parlando di un'altra persona. Allora mi sembrò che il segreto conservato fra noi due fosse proprio gradito a Dio e che Egli benedicesse l'umiltà del silenzio nel quale suor Caterina si rifugiava e si nascondeva". Un giorno, durante la ricreazione, una suora dis­se che forse la suora delle apparizioni doveva aver visto un quadro e non realmente la Vergine. Suor Caterina, in genere così silenziosa, replicò improv­visamente con convinzione: "Mia cara sorella, la suora che ha visto la SS. Vergine l'ha vista in carne ed ossa, come siamo voi ed io!". E rientrò nel suo silenzio. Il fatto colpì le presenti, ma poi nessuno ci fece più caso, fino ai processi per la beatificazione. Fu solo sei mesi prima della morte che il velo sul suo segreto fu tolto, da suor Caterina stessa che, dopo aver chiesto il permesso alla Madonna, rivela tutto alla sua Superiora per ricordare i desideri di Maria e morire così in pace, certa di aver compiuto fedelmente la sua missione: far eseguire una statua della Vergine del globo e un altare sul luogo dell'ap­parizione, e non cambiare mai il modello della Medaglia, perché così l'aveva voluta la Madonna. Pio XI, il giorno dopo la Beatificazione, il 23 maggio 1933, concludeva così il suo discorso: "Noi non conosciamo (forse c'è, ma noi confessiamo la nostra ignoranza) un esempio più meraviglioso di vita nascosta di quest'anima di cui tutti parlavano durante la vita e che per tanti anni ha saputo rima­nere nell'ombra, nascosta con Maria e Gesù".

Impegno: Chiediamo a Maria la grazia di poter trovare durante il giorno qualche tempo di silenzio e di raccogli­mento per meditare le grandi cose che Dio ha operato e opera nella nostra vita.

Ave Maria...

Maria concepita senza peccato, prega per noi che ri­corriamo a te.

  1. NELLA PIENEZZA DELLA GLORIA

Ormai i desideri di Maria erano stati eseguiti o erano in via di esecuzione. La missione di suor Caterina era compiuta. Ella sentiva che il giorno dell'incontro definitivo si avvicinava e ripetutamen­te preannunziò la sua morte. Cominciò a peggiora­re. La malattia di cuore si aggravava, le gambe era­no sempre più gonfie, la tosse e l'asma non le davano tregua. Fu portata in infermeria dove si accon­tentava di tutto, non chiedeva mai niente e di ogni cosa ringraziava. Ormai non si preoccupava più che dell'eternità. Aggiunse soltanto qualche parola, qualche esor­tazione e, tornando col pensiero alla Cappella della apparizioni, diceva: "La Madonna ha promesso gra­zie speciali a chi prega nella Cappella. Ella conce­derà specialmente un aumento di purezza, quella purezza di cuore e di volontà che è il puro amore". Alla superiora disse ancora: "Raccomandi che si di­ca bene il Rosario". Era il suo testamento spiritua­le, con un desiderio: "Vorrei che durante la mia agonia si dicessero le Litanie dell'Immacolata ripe­tendo specialmente queste consolanti parole: Maria, terrore dei demoni, prega per noi". Ad una suora che le chiedeva se non avesse paura della morte, rispose serena: "Perché vuole che abbia pau­ra? Non vado a ritrovare Nostro Signore, la Santa Vergine e San Vincenzo?". Ricevette lucidissima i santi sacramenti, rinnovò i voti e seguì attentamente le preghiere liturgiche. La Superiora le raccomandò di far bene per lei e la Comunità le .. commissioni in Cielo. Suor Caterina rispose quasi scherzando: "Lo spero, ma io sono stata sempre così stupida che non so se saprò spie­garmi, perché non so come si parla in Cielo!". La Superiora allora: "Mia buona suor Caterina, in Cielo non si parla come sulla terra. L'anima guarda il buon Dio e Dio guarda l'anima e si capisce tutto: è questo il linguaggio del Cielo!". E suor Caterina, sorridendo rispose: "Se è così, allora stia tranquilla: tutte le sue commissioni saranno fatte!". Continuò, durante il suo ultimo giorno di vita terrena a parlare del Cielo, della Vergine e della Medaglia, preparò anche piccoli pacchetti di Medaglie da regalare alle suore: la Madonna e la Medaglia formavano l'oggetto dei suoi pensieri. Poi, dolcemente andò a contemplare per sempre, nella pienezza della gloria, Colei la cui bellezza aveva pregustato quaggiù. Erano le ore sette della dome­nica 31 dicembre 1876. Padre Gasnier dice: "Tale fu colei che la S. Vergine scelse come "messaggera" quando rivelò al mondo la Medaglia miracolosa. Saremmo tentati di meravigliarci della scelta: il nostro spirito superfi­ciale, così poco capace di discernere il soprannatu­rale, avrebbe voluto trovare una suora dai caratteri più salienti, una santa protagonista di avvenimenti straordinari, con estasi continue, insomma, con una santità folgorante. Invece nulla di tutto questo: ci troviamo davanti ad un'anima retta, semplice, senza esaltazioni, padrona di sé, perfettamente equilibrata".

Impegno: Pensiamo di più al Cielo e chiediamo a Maria la grazia di farcelo pregustare un po' fin da questa vita, nell'amarla e nel fare, con semplicità e con amore, la Volontà di Dio.

Ave Maria...

O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te.

  1. LA SUA "SPECIALITÀ" IN CIELO

I funerali di quest'umile suora non più scono­sciuta furono un trionfo. Centinaia di persone vi parteciparono, cantando specialmente la breve pre­ghiera cara a Maria: O Maria concepita senza pec­cato... Fu l'ultimo saluto per lei, il più bel canto d'addio per suor Caterina che aveva rivelato al mondo la bella supplica a Maria Immacolata. La sua tomba divenne ben presto sorgente di grazie per tutti: guarigioni, conversioni. Anche gli studenti si rivolgono a lei per domandarle aiuto nel superare gli esami e la scelgono come protettrice. Ormai tutti la invocano e chiedono a lei di interce­dere presso la Mamma Celeste. Del resto, come dis­se Benedetto XV, tutte le grazie innumerevoli otte­nute dalla Madonna della Medaglia Miracolosa si possono attribuire pure alla preghiera di suor Caterina e sono la conferma della sua santità. Il Card. Masella, Prefetto della Congregazione dei Riti, esaminando i documenti per l'istituzione della festa della Madonna della Medaglia Miracolosa, fu colpito profondamente dalla bella e semplice figura di suor Caterina e domandò con meraviglia alla Superiora generale delle Figlie della Carità perché mai non si fosse ancora introdotta la causa: "Se non lo fate voi, lo farò io!". La Causa fu introdotta nel 1907. Nel 1931 fu di­chiarata l'eroicità delle virtù nel 1933 suor Caterina fu dichiarata Beata e nel 1947 fu proclamata Santa. Forse in Cielo le grazie che ogni santo chiede in modo speciale a Dio, per l'intercessione di Maria, sono in relazione con le virtù da essi esercitate in modo particolare in terra, con le opere compiute e la missione da loro svolta nella Storia della Salvezza. P. Avidano simpaticamente scrive: "Io cre­do che in Cielo il "segretariato della Medaglia Miracolosa" sia affidato a Santa Caterina: tutto ciò che riguarda questa devozione, tutte le "pratiche" inerenti alla distribuzione delle grazie domandate a Maria in virtù della Medaglia, sono svolte da lei. È lei che riceve le suppliche e le presenta alla Vergine per la firma. E ci mette sempre una buona parola! Perciò interessiamo anche lei alle nostre cose, rivol­giamoci anche a lei per capire meglio il messaggio della Medaglia, mettiamoci d'accordo con lei se vo­gliamo che la nostra devozione alla Medaglia abbia una grande efficacia di santificazione personale e di apostolato: in Paradiso è questa la "specialità" di Santa Caterina, fra tutti i santi!".

Impegno: Preghiamo in particolare Santa Caterina Labouré perché ci aiuti ad amare sempre di più la Vergine Maria e ad essere apostoli del suo Messaggio e della sua Medaglia.

Ave Maria...

O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te.

  1. IL PRIMO APOSTOLO DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

Se Santa Caterina conservò per tutta la vita il se­greto delle apparizioni, chi realizzò il piano dell'Immacolata e diffuse la Medaglia? La Vergine pose accanto alla sua messaggera padre Giovanni M. Aladel. È stato lui che ha ottenuto l'approvazio­ne della Medaglia, che l'ha fatta coniare e ne ha scritto la storia; è stato lui il primo e il più instan­cabile apostolo di questa devozione mariana voluta dalla Vergine stessa. P. Aladel guidò e si lasciò illuminare dalle parole di Santa Caterina e il messaggio dell'Immacolata fa­ceva sempre eco nelle sue parole, nelle sue predi­che, nelle solenni celebrazioni del Mese Mariano che guidava con particolare fervore. Dei testimoni riferiscono che non si proponeva nulla, non diceva nulla senza mettere tutto sotto la protezione e la benedizione di Maria. Raccomandava sempre di porre in Lei tanta fiducia, di prenderla come avvo­cata misericordiosa, come regina mediatrice, con­solatrice e rifugio dei suoi figli, modello perfetto di tutte le virtù. Nell'ultima sua predica, nel 1862 diceva: "Tutto ci è dato da Maria Immacolata. Noi le dobbiamo la nostra vocazione, i nostri progressi, la nostra perse­veranza. Tutti i beni ci sono venuti col suo amore e quando la nostra anima abbandonerà questo corpo, l'Immacolata, conducendoci a Gesù, il divino Sposo delle anime pure, ci donerà il diadema della gloria immortale". Per tutti noi il P. Aladel è un esempio di amore a Maria e di grande zelo Dell'apostolato mariano e nella diffusione della Medaglia. Come lui desideria­mo anche noi essere sempre; in tutto, veri figli di Maria.

Impegno: Offriamo a Maria il nostro tempo e le nostre occupazioni e chiediamole di benedirle e di aiutarci a portarle a termine, se sono secondo il suo Cuore.

Ave Maria...

O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te.

Menu Utente