• Ultima modifica: Venerdì 23 Giugno 2017, 08:11:47.

Casa della Missione

San Silvestro (Ad instar domus)

 

San Silvestro (Ad instar domus)

Erecta: 1814

Administratio

 
a ministeriis: eccl.

Dove ci troviamo

  • Via XXIV Maggio, 10 - 00187 - Roma (RM)
  • +39 06.45421813
  • oeconomusQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • superiorQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

GOVERNO

 
 P. Luigi MEZZADRI
  • rector
  • ab historia
  • pro Familia Vincentiana
 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 P. Atumo Ambo HABTAMU  studia specialia  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La chiesa è dedicata al Papa S. Silvestro
 

Pochissimi notano questa chiesa lungo via XXIV Maggio, anche perché possiede una facciata assai poco appariscente, oltreché finta.

Verso il VI secolo avanti Cristo, all'epoca degli ultimi Re di Roma, qui sorgeva un tempietto dedicato a una divinità sabina. In età imperiale, all'interno del perimetro della Chiesa, passava la via Biberatica, che conduceva ai Mercati Traianei.

Attorno al 1030 c'è la prima menzione di una chiesetta, registrata poi col titolo De Biberatica o In Arcioni. Nel sec. XV essa era chiamata «In caballo, In Monte caballo, in Quirinali».
Il 28 giugno 1507 essa fu concessa ai domenicani della congregazione di S. Marco (di Savonarola), nella persona di fra Mariano Fetti.
Nel 1524 fu fatta ricostruire da Clemente VII. In questo periodo vi abitarono Zanobi Acciaiuoli (1461-1519), primo bibliotecario della Vaticana, Ambrogio Catarino (1484-1553), uno dei primi oppositori di Lutero, che rispose con uno scritto nel 1521, Michele Ghislieri, poi S. Pio V, il famoso pittore fra Bartolomeo della Porta.
Spesso fu frequentata da Michelangelo Buonarroti (1475-1547) e Vittoria Colonna (1490-1547) per le adunanze letterarie e artistiche che si tenevano a S. Silvestro.
I domenicani lasciarono il complesso nel 1540. il card. Guido Sforza, che ne era rettore, per ingraziarsi l'animo di Paolo IV, fondatore dei Teatini, che cercava una Chiesa per il suo ordine, gliela cedette spontaneamente.
I Teatini per accogliervi il loro Noviziato e poi la Casa Generalizia ingrandirono la casa, comperando un edificio di proprietà di mons. Giovanni Della Casa. Alla morte del papa (1559) gli Sforza, ostili a papa Carafa, pretesero di rientrare nei loro diritti. Ma Pio IV non cedette.
La marchesa Lomellini ingrandì il complesso, donando ai Teatini 6000 scudi d'oro. Vi dimorarono S. Andrea Avellino, primo direttore spirituale del Seminario di Piacenza, il b. Paolo Burali, vescovo a Piacenza e Napoli, S. Giuseppe Tomasi, della famiglia dei Tomasi di Lampedusa (ricordata nel romanzo Il Gattopardo), insigne liturgista, il b. Marinoni, il card. Bernardino Scotti, Lorenzo Scupoli, autore di una famosa opera di spiritualità, Il combattimento spirituale, i pittori teatini Giovanni Battista Caselli, Filippo M. Galletti, Biagio Betti e Matteo Zoccolini, che misero a punto il disciplinamento dell'arte dopo il Concilio di Trento.
Fu frequentata da S. Carlo Borromeo, da S. Filippo Neri e dal card. Guglielmo Sirleto, cui si devono gran parte delle riforme post-tridentine (Catechismo, Breviario, Messale.).
Il 31 agosto 1584 la Chiesa fu solennemente consacrata da Thomas Goldwell, vescovo di Saint Asaph, che partecipò al Concilio di Trento e fu sepolto in Chiesa. Vi dimorarono anche Salvatore Caracciolo, prevosto della Chiesa nel1571, poi arcivescovo di Conza, e il card. Francesco M. Banditi quand'era superiore generale dei teatini (1768-71).
Nella Chiesa celebrarono funzioni solenni diversi Sommi Pontefici. Leone X (1513-21) nel 1518 visitò la cappella con 29 cardinali. Clemente VII (1523-34) nel 1530 vi si recò «magno Cardinalium comitatu». Paolo IV (1555-1559) vi tenne due volte Concistoro. Mentre Clemente VIII (1592-1605) celebrava a S. Silvestro, S. Filippo Neri confessava i fedeli. Pio VI (1775-1799) il 1° gennaio 1776 visitò la Chiesa per le Quarantore.
Nel 1798-1799 la Repubblica Romana devastò la Chiesa e il Convento e ne cacciò i religiosi.
Quando i Teatini reclamarono S. Silvestro, esso era occupato in parte dall' Ospizio di Tata Giovanni, un muratore romano, fondatore dell'Ospizio di S. Michele a Ripa e in parte dai Paccanaristi. Il 10 aprile 1801 Pio VII aveva concesso parte del fabbricato e la Chiesa al chierico trentino Niccolò Paccanari, che aveva fondato la Società della fede di Gesù (Paccanaristi), che avrebbero dovuto contribuire a difendere il Papa e ristabilire la Compagnia di Gesù. L'arciduchessa Marianna d'Austria, sorella dell' Imperatore Ferdinando II, impiegò oltre 30.000 scudi per i restauri della Chiesa e del giardino di S. Silvestro. Essa fondò una congregazione femminile chiamata «Les bien aimées de Jésus». Poco per volta Paccanari si stancò del primitivo progetto di restaurazione dei gesuiti. Il suo stile di vita suscitò più di una riserva e morì tragicamente.

Quando il 7 agosto 1814 fu ristabilita la Compagnia di Gesù, ai gesuiti fu restituita la Chiesa di S. Andrea al Quirinale, che al momento della loro soppressione era stata concessa alla Congregazione della Missione. In cambio ai missionari fu concessa la Chiesa e il Convento di S. Silvestro. I missionari trovarono la casa completamente spoglia. Tutto era stato asportato, perfino la chiave. I missionari, che non avevano preso nulla a S. Andrea, si trovarono in difficoltà. La casa era diroccata anche per un terremoto. Ottennero un aiuto dalla Camera Apostolica.
In seguito i missionari poterono aprire così il loro noviziato (Seminario interno), che a fine anno 1815 aveva 32 aspiranti missionari. In questo periodo vi fece il noviziato il servo di Dio Francesco Folchi, C.M.
Alla morte di Pio VII i cardinali si riunirono nella nostra Chiesa e al canto del «Veni Creator» si incamminarono verso il Quirinale. Questo si praticò anche per i conclavi successivi fino all'elezione di Pio IX. Leone XII (1823-29), viste le condizioni della casa, diede ai missionari 4.000 scudi; altri 500 scudi furono concessi dal papa per l'acquisto di una vigna, perché servisse come luogo per le vacanze. Il papa concesse ai missionari anche la metà dei fondi del Monastero di S. Ambrogio, da cui si ricavavano 7.000 scudi.
Il 14 ottobre 1832 il card. Carlo Odescalchi vi consacrò vescovo titolare di Icosia S. Eugenio de Mazenod (1782-1861), fondatore degli Oblati di Maria Immacolata.
Dopo la presa di Roma (1870) la Chiesa e il Convento furono oggetto delle Leggi di soppressione. Gran parte del Convento fu confiscato, con un indennizzo di L. 5.985. Alla comunità fu lasciata la cura pastorale della Chiesa e solo una parte del Convento, come Rettoria. Per allargare la strada di via XXIV Maggio, furono demolite due cappelle e fu costruita una nuova facciata.
Nel 1946 la Chiesa fu dotata di un nuovo organo a spese dei Missionari. Il chiostrino adiacente la Chiesa fu restaurato nel 1962.

Negli anni del Concilio Ecumenico Vaticano II la casa fu abitata dal P. Annibale Bugnini, C.M., (1912-1982), che fu Segretario della Commissione preparatoria del Concilio (1959-1962); Segretario del Consilium ad exequendam Sacram Liturgiam (1964-1969). Il 6 gennaio 1972 fu nominato Arcivescovo Titolare di Diocleziana e il 13 Febbraio 1972 fu ordinato Vescovo. Ricoprì la carica di Segretario della Congregazione per il culto Divino dal 5 Maggio 1969 al 4 gennaio 1976 quando fu nominato Pro-Nunzio in Iran dove rimase fino alla morte avvenuta poi in una sua permanenza a Roma il 3 luglio 1982.
Nello stilare i testi del suo noto volume sulla Riforma Liturgica (1948-1975), mons. Bugnini così ricordava la casa di S. Silvestro al Quirinale: « S. Silvestro al Quirinale, la casa religiosa vincenziana a me carinissima, non solo perché vi ho passato la maggior parte della mia vita romana, ma soprattutto perché tra quelle mura, in quella chiesina, « tutta d’oro e trapunta di straforo », come nel secolo XVI si esprimeva il domenicano frà Mariano, in quelle stesse stanze che io abitavo mi pareva aleggiasse ancora la presenza del Card. Guglielmo Sirleto († 7 ottobre 1585) e della Commissione liturgica, composta la più parte di teatini che dal 1566 in poi compirono la riforma liturgica decretata dal Concilio di Trento e che va sotto il nome di s. Pio V. San Silvestro era solo da una decina d’anni (dal 1555) la casa madre dei teatini, che ne avevano fatto un centro di studi e di spiritualità biblica e teologica. Il messale che usava il Card. Sirleto e da lui postillato per la riforma della Messa, ora conservato alla Biblioteca Vaticana, porta il sigillo « Biblioteca sancti Silvestri ». Questi particolari mi furono molto cari, vedendo nelle circostanze personali quasi la continuità di una tradizione, preziosa quant’altri mai nella vita della Chiesa».
Mentre si fremeva per il grande rinnovamento della Chiesa e della la Riforma Liturgica, in accesa polemica sulla Messa un settimanale umoristico italiano pubblicò una serie di articoli scanzonati. Mons. Bugnini così ricorda nel suo libro: «Appresi da quelli che il direttore della sezione romana del periodico, per rendersi conto personalmente delle cose, un giorno volle assistere, in incognito, alla mia Messa a S. Silvestro al Quirinale e notò con sorpresa che celebravo ad un altare sul quale troneggiava una immagine di S. Pio V (cappella della Madonna delle Catene), in latino (era il tempo in cui in privato era obbligatorio celebrare in latino). Scrisse pure che, a suo giudizio, il celebrante celebrava «con fede ». E concluse: «Ma come è possibile che questo prete al mattino celebri davanti a S. Pio V, in latino, col messale tridentino, e poi, alla sera imponga alla Chiesa la Messa riformata in lingua volgare tradendo il concilio di Trento?».
Erano anni di manifestazioni pro e contro: segno tangibile che il popolo seguiva con cosciente e crescente amore la riforma e che il lavoro degli esperti doveva trovare una convalida nella comprensione della gente se si voleva che quel cambiamento li conquistasse.
Attualmente la casa ospita un piccolo gruppo di sacerdoti che studiano nelle Università romane.

ARTE

La chiesa attuale fu riedificata, su un precedente edificio, ricordato nei secoli IX-XII, nel 1524 da Clemente VII e poi abbellita dai Teatini, che la ebbero da Paolo IV nel 1555.

Il soffitto a cassettoni è una pregevole opera di Marco Antonio Fiorenzi,che lo dedicò a Pio V. Esso fu poi restaurato dall'Arciduchessa Marianna d'Austria, protettrice dei Paccanaristi. Sul soffitto si veda il suo stemma a fianco di quello di Pio VII. Al centro due ovali con la Consegna delle chiavi a Pietro e la Vergine col Bambino. Il terzo fu distrutto nel 1877.

L'abside, molto profondo, è diviso in due parti. Sul frontale dell'arco stemmi dei Bandini e degli Aldobrandini.La decorazione pittorica è dei pittori teatini Biagio Betti, discepolo di Daniele da Volterra, con la Disputa di Gesù e La Madonna e S.Gaetano di Lazzaro Baldi. Nei pennacchi i quattro Evangelisti e due Profeti. Al centro S.Silvestro mandato a cercare da Costantino in una caverna del monte Soratte, di Matteo Zoccolini, teatino. Le finte architetture sono di Agellio da Sorrento, allievo del Roncalli.

La Cappella Bandini fu costruita a fine Cinquecento da Onorio Lunghi. La cupola, molto classica, fu riedificata nel 1823 perché lesionata.
Le statue delle nicchie a sinistra di S. Giovanni e della Maddalena sono di Alessandro Algardi, mentre a destra quelle di S. Giuseppe e S.Marta col drago sono di Autore ignoto (difficilmente sono del Mochi). Il Domenichino ha dipinto gli ovali che rappresentano Ester e Assuero, Giuditta che mostra la testa di Oloferne, Davide che danza al suono della cetra, Salomone e la madre in trono. La pala, dipinta su lavagna da Scipione Pulzone, detto il Gaetano, rappresenta l'Assunzione di Maria.

La prima cappella di sinistra è detta del Presepe con  la Natività di M.Venusti. Alle pareti la Circoncisione l'Adorazione dei Magi di Raffaellino da Reggio.

La seconda è detta di Fra Mariano o delle Sante Maria Maddalena e Caterina. Sull'altare Madonna col Bambino, i SS. Michele e Giovanni,Maddalena e Caterina d'Alessandria. Affreschi di Polidoro da Caravaggio (prima del 1527): Caterina da Siena concilia i romani con Urbano VI. Sulla volta la Gloria e le storie di S. Stefano del Cavalier d'Arpino.Sul pavimento formelle robbiane di Maiolica con insegne medicee, avanzo di quello delle logge vaticane, dono del papa Leone X.

Nel coro tomba del card. Panzirolo. Gli stalli scolpiti sono dell'inizio del XVII sec. La tela di S. Vincenzo è di G. Baccari.

La sacrestia ha banchi e armadi in legno scolpito del XVII sec.

La prima delle cappelle di destra è dei Santi Teatini. Sull'altare L'Eterno Padre appare ai Santi Gaetano Thiene e Andrea Avellino di A. Ricci. A destra sulla parete Clemente XI crea cardinale S. Giuseppe Tomasi. A sinistra il Santo conforta il papa morente, d'autore ignoto.

Segue la cappella della Madonna delle Catene. All'altare S. Pio V e il cardinale Alessandrino suo nipote di G. Gemignani. Ai lati a destra S. Cecilia e S. Caterina d'Alessandria del Gemignani. Sulla parte di destra la Natività di Maria e La presentazione al Tempio di C. Nebbia (sec. XVI). La volta e il sottarco furono dipinti dal Nebbia. All'interno lapidi della famiglia Florenzi.

L'ultima a destra, sul fondo è la cappella di S. Silvestro Papa. Sull'altare il Battesimo di Costantino del Nucci.
A destra S. Silvestro sul Soratte; a sinistra Costantino e il Santo di G. Beltrami (1868). Sulla volta l'Eterno Padre del Nucci e nel sottarco i Dottori della Chiesa.

Sulla parte interna della facciata i Monumenti funerari del card. Federico Cornaro, vescovo di Bergamo, poi di Vicenza, Padova e Venezia e di Prospero Farinacci, avvocato difensore di Beatrice Cenci. Al centro un bassorilievo in gesso attribuito all'Algardi, con il Battesimo di Cristo.

La facciata esterna fu costruita nel 1877 dopo l'allargamento della strada e la distruzione di due cappelle e della facciata originale.

Note Speciali

Via XXIV Maggio, così chiamata in ricordo della dichiarazione di guerra all’Austria, fu realizzata nel 1877 per collegare piazza del Quirinale a via Nazionale. La sua costruzione causò la distruzione del giardino di Palazzo Rospigliosi Pallavicini.

Piazza del Quirinale
- bellissima per il suo posto e la sua esposizione, sebbene non perfettamente regolare; nel suo mezzo levasi un monumento, unico al mondo. Un obelisco egiziano di granito rosso, alto 14 m. e mezzo, proveniente dal Mausoleo di Augusto e trasportato qui nel 1787, s'innalza sopra una fontana che ha una tazza di granito antico della circonferenza di 25 m., postavi da Pio VII nel 1818; ai due lati dell'obelisco, sono i due colossali Domatori di cavalli, ossia Castore e Polluce, che decoravano anticamente l'ingresso alle Terme di Costantino, e vennero trasportati qui da Sisto V. Questi due gruppi hanno merito grandissimo, sia per l'eccellenza delle proporzioni, sia per lo stile grandioso e sublime, sia ancora per la finitezza del lavoro. Il palazzo a sinistra di chi guarda i gruppi è quello della Consulta, eretto da Clemente XII, che ora è residenza del Ministero degli Esteri. A sinistra è il Palazzo del Quirinale

Il colle Quirinale e l'esercizio del diritto

Sembra interessante notare come tutta l’area Sud-Occidentale del colle Quirinale, sul cui bordo estremo si trova la Villa Aldobrandini sede dell’Istituto per la Unificazione del Diritto Privato (Unidroit), abbia ospitato sin dall’epoca arcaica edifici legati in qualche modo all’esercizio del diritto. Nel luogo in cui, nella metà del 500, verrà costruita la Chiesa di S. Silvestro al Quirinale, era stato eretto nel V sec. a. C. un tempio dedicato a Senio Sancus Dius Fidius, divinità arcaica alla quale era attribuita la tutela del rispetto dei giuramenti. Di fronte alla Chiesa di S. Silvestro, addossato al lato Nord dei ruderi delle Terme di Costantino, esisteva nel 500 il Palazzo del Cardinale di Vercelli, dal nome della città di origine del proprietario. In questo edificio, alla fine di quel secolo, la Camera Apostolica insediava il Tribunale Ecclesiastico della Sacra Consulta che deliberava sulle cause civili e penali del Foro secolare, nonché la Segreteria dei Brevi che curava la redazione e l’archiviazione delle missive pontificie. Non deve meravigliare quindi il fatto che molti dei monumenti e delle lapidi che ornano il pavimento e le pareti della vicina Chiesa di S. Silvestro siano di giureconsulti dell’epoca. Opera di grande impatto è il cenotafio di Prospero Farinacci, uno dei difensori di Beatrice Cenci, il cui dramma ispirò illustri letterati come Stendhal, Dumas e Shelley. Il modesto Palazzo del Cardinale di Vercelli venne poi demolito nel 1730 per far posto al più rappresentativo Palazzo della Consulta le cui forme possiamo ancora oggi ammirare nella piazza del Quirinale. Su questa scenografica piazza, oltre al Palazzo della Consulta che ospita oggi la Corte Costituzionale, si affaccia il Palazzo del Quirinale, residenza ufficiale dei Papi fino al 1870, poi del Re d’Italia, e, dal 1946, del Presidente della Repubblica Italiana.

Cenotafio del giureconsulto romano Prospero Farinacci (1544-1618), probabile opera di Domenico Fontana (1543-1607) nella chiesa di S. Silvestro al Quirinale. L’atteggiamento incombente del busto e lo sguardo corrucciato del personaggio simboleggiano bene l’essenza inesorabile della legge. Papa Clemente VIII Aldobrandini nominò il Farinacci consigliere della Sacra Consulta, e Papa Paolo V procuratore fiscale della Camera Apostolica. Alcune opere del giureconsulto si trovano nella raccolta di antichi testi giuridici donata nel 1987 alla Biblioteca dell’Istituto Internazionale per la Unificazione del Diritto Privato (Unidroit) da Gino Gorla (1906 - 1992), Professore emerito nella Facoltà di Giurisprudenza della Università di Roma.

Qui sorgeva l'antico tempio di epoca regia dedicato al Dio Quirino (Romolo). E' in granito rosso ed è pressochè il gemello dell'Obelisco Esquilino.
Misura 16,00 iarde (28,94 con il basamento e la croce), venne trasportato ed eretto dall' arch. Antinori per volere di Pio VI nel 1786; proviene dal Mausoleo di Augusto dove faceva coppia con quello oggi sull' Esquilino e dove era stato collocato probabilmente all' epoca di Domiziano.

Dove siamo

From Address:

Menu Utente