• Ultima modifica: Venerdì 07 Luglio 2017, 07:29:53.

Un Pò di Storia

Casa della Missione
(Collegio Apostolico Leoniano)

 

Casa eretta nel 1920

Via Pompeo Magno,21

00192 - Roma

Tel.: centralino +39 06 32.80.21

Un po’ di storia:

LA CASA DELLA MISSIONE DI ROMA

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Chiesa e Casa dei Preti della Missione di Montecitorio

L'anno 1642. fu eretta questa casa, e con somma esemplarità, vi si fanno continuamente degli esercizj spirituali, specialmente per gli Ordinandi. Ultimamente poi è stata fatta la chiesa entro la clausura, e perciò non vi entrano donne, ed è ornata di molte pitture: il quadro nella prima cappella rappresenta s. Franc. di Sales è di Monsù Vienn, il s. Paolo nella terza è del Cav. Monosili; la ss. Trinità nell'altare maggiore del Cav. Conca, e li laterali a fresco sono di Aurelio Milani. L'assunzione della Madonna nella cappella, che siegue, è del suddetto Monosili, il s. Vincenzo de Paulis nell'altra, del detto Milani, ed il s. Filippo, e s. Carlo Borromeo nell'ultima sono di Pietro Veronese.

SANTISSIMA TRINITÀ

Nella relazione della visita apostolica sotto Alessandro VII l' anno 1660, di questa chiesa e del' annessa casa dei Signori della Missione si legge: "a congregazione della Missione fu nell' anno 1624 eretta in Parigi con autorità di quell' arcivescovo: nel 1632 fu approvata dalla Sede Apostolica con bolla di Urbano VIII, e nel 1655 è stata confermata da Alessandro VII. Questa casa di Roma è composta di 16 soggetti, 10 sacerdoti, 2 diaconi e 4 fratelli laici. Per suo mantenimento prende da Francia con lettera di cambio 390 scudi ogni tre mesi che sono 1560 scudi l' anno, dei quali paga 212 scudi ogni anno per l' interessi di scudi 5400 che li rimangono a pagare per la compra della casa che comprò li anni adietro dal signor cardinale De Bagni."

Annessa alla relazione suddetta vi è una supplica di un tal marchese Palombara, la quale, per la sua curiosità, merita di essere riferita: "Il marchese Palombara prostrato ai piedi della Santità Vostra con nove figlioli li espone come da un mese e mezzo fa li fu proibito dal cardinale Ginnetti che non si giuocasse più a boccia in un suo pallottolaio ad istanza dei Preti della Missione, e perchè in detto giuoco sono da 15 anni incirca che vi si è giuocato del continuo, et fu fabbricato a questo effetto con spesa di 600 scudi si supplica la Santità Vostra che con la solita sua pietà si compiaccia di compatire il povero oratore che con il peso di 9 figlioli patisce privo di quest' entrata, tanto più che detti Preti sono da 7 mesi che sono venuti ad habitare vicino a detto gioco il quale gli era molto ben noto, che se lo vogliono per la medema pigione che l' oratore l' affitta di presente, è disposto a darcelo."   La chiesa fu edificata insieme al convento circa il 1642 da Maria de Vignerod duchessa di Aiguillon.  Maria de Vignerod duchessa di Aiguillon: L' Armellini ha  Vignard e  Auguillon, semplici errori di stampa. Si tratta di  Marie-Madeleine de Vignerod de Combalet, duchessa di Aiguillon (1604‑1675), devotissima nipote del cardinale Richelieu, che diede aiuto a molte fondazioni religiose, tanto a Roma quanto a Marsiglia, nel Canada, ecc.  Nel principio del secolo XVIII fu riedificata; ed il card. Lanfredini, che all' uopo sopperì il denaro, nel 1741 vi fu sepolto. Il disegno è del Della Torre, sacerdote di quella congregazione. Fu consacrata il 14 luglio 1743 da Ferdinando Maria de Rossi arcivescovo di Tarso, vicegerente. Vi abitarono un tempo le monache di s. Chiara.

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Roma fu la prima fondazione fatta da san Vincenzo fuori dei confini della Francia.
Il primo missionario giunto a Roma fu il P. Francesco du Coudray, nel 1631, incaricato di seguire il processo di approvazione della Congregazione, dopo gli insuccessi del 1627 e 1628. La terza domanda fu presentata nel 1632 e certamente anche grazie alla presenza del P. du Coudray fu accettata con la Bolla Salvatoris Nostri del 12 gennaio 1633, indirizzata all’Arcivescovo di Parigi.
L’altro desiderio di san Vincenzo era quello di stabilire una casa in Roma. Al P. du Coudray si erano aggiunti altri confratelli e, soprattutto, nel 1639 il P. Luigi Le Breton, che con il sacerdote nizzardo Giovanni Battista Taoni, poi entrato in Comunità, si dedicò all’evangelizzazione dei pastori dell’agro romano. Vivevano con loro, nelle loro capanne, condividendo la loro vita e alla sera li intrattenevano con opportune catechesi. Il P. Le Breton morì sul campo nell’ottobre 1641. I primi missionari non avevano casa; vivevano presso qualche comunità religiosa. Ma si sentiva la necessità di provvedere ad una propria residenza stabile. Furono prese in esame molte proposte di affitto o di acquisto, ma le impedivano le difficoltà finanziarie e la preoccupazione di san Vincenzo che eventuali impegni pastorali nella città ostacolassero le missioni al popolo della campagna.

 

La presenza dei Missionari a Roma era apprezzata soprattutto per i loro ministeri a favore del clero e dell’agro romano. Ne nacquero amicizie e stima da parte di personaggi della Curia Romana, che si preoccuparono di aiutarli trovare casa. Nel 1659 il card. Durazzo convinse il card. Guidi del Bagno a vendere a prezzo modico il suo palazzo, disabitato, a Montecitorio. Questa divenne la casa definitiva della Missione per oltre due secoli. San Vincenzo, un anno prima della sua morte, ebbe così la consolazione di vedere lo stabilimento definitivo della sua Congregazione in Roma.
Quando nel 1642, nella prima Assemblea generale convocata da san Vincenzo, vi fu la divisione della Congregazione in Province, una di esse fu Roma, che comprendeva le case di Roma e di Annecy, in Savoia. Nel 1704 la Provincia fu divisa in due: quella di Roma e quella di Lombardia. Nel 1815, da quella di Roma, derivò quella di Napoli.

 

Le attività della Casa si consolidarono nella linea delle tradizione vincenziana:missioni al popolo, ritiri agli ordinandi e ai sacerdoti, conferenza del martedì, formazione liturgica ai sacerdoti e agli alunni dei collegi ecclesiastici romani, direzione spirituale del collegio di Propaganda Fide, direzione dell’Accademia ecclesiastica, ecc.
Nel 1674 fu costruita una nuova ala della casa sull’area del giardino. Nel 1739 si diede inizio ad una nuova chiesa, su disegno del P. Della Torre (fino ad allora i papi non avevano concesso ai Missionari di costruire una chiesa per timore che ciò li ritraesse dalle missioni!). Profonda era la simpatia che i Missionari godevano da parte della Curia e degli stessi Papi, che più volte visitarono la Comunità, celebrando nella loro chiesa. Dai documenti dell’archivio si può vedere come i Missionari si rivolgessero direttamente al Papa anche per i loro problemi interni...

 

Dalla casa di Montecitorio partirono vari confratelli per dare inizio a missioni o a nuove fondazioni. Ricordiamo, nel 1700, la presenza di Appiani e di Pedrini (musico alla corte dell’Imperatore) in Cina; la fondazione della Congregazione in Spagna (1704), della Missione dell’India, a Goa, (1781), della fondazione della Congregazione negli Stati Uniti (1815), con mons. Giuseppe Rosati, primo vescovo di St. Louis, e Felice De Andreis.
La vivacità della casa di Montecitorio ebbe una prima scossa con l’invasione delle truppe napoleoniche: ci fu il pericolo di soppressione della casa che, insieme alla chiesa, fu spogliata di molte cose di valore. In quel periodo era Vicegerente di Roma il confratello mons. Benedetto Fenaja, che fu deportato in Francia con Pio VII.
Una scossa più profonda la casa di Montecitorio dovette sopportarla con l’occupazione di Roma da parte dell’esercito italiano. La legge di soppressione degli ordini religiosi, a Roma, avrebbe dovuto entrare in vigore nel 1873. La nostra casa fu salvata grazie all’intervento del governo francese, che fece valere la natura francese dell’origine e degli obblighi della casa. Ma non poté sfuggire ad una seconda requisizione, esigita questa volta dalla necessità di ampliamento della Camera dei Deputati del Parlamento italiano, insediatosi nel palazzo di Montecitorio. Si riuscì a salvare un terzo della casa e la chiesa, in modo che si potesse far fronte agli obblighi della fondazione. Ma nel 1913 il progetto di ampliamento del Parlamento incluse l’area della casa dei Missionari. Allora dovettero lasciare completamente la casa e trovare altra dimora.
Oggi, a ricordare la presenza dei Missionari a Montecitorio rimane la Via della Missione, che separa il palazzo del Parlamento dalla ex casa della Missione, che è diventata sede di gruppi parlamentari e di altri uffici della Camera dei Deputati.

 

ALL’APOLLINARE

 

Per i Missionari fu provvidenziale l’intervento di Pio X che, chiedendo per la costruzione del nuovo Seminario Romano al Laterano,la somma pagata dal governo italiano per l’esproprio di Montecitorio, cedette ai Missionari la chiesa e il palazzo di S. Apollinare presso Piazza Navona. Con alcuni adattamenti interni e una sopraelevazione, la nuova casa poté accogliere le opere tradizionali. Però la permanenza all’Apollinare durò solo sette anni.

 

IL LEONIANO

Nel 1920, Benedetto XV volle far rivivere nel palazzo dell’Apollinare le scuole che vi erano state fino all’arrivo dei Missionari. Ci fu qualche resistenza da parte del Visitatore, P. Luigi Alpi; ma il suo successore, il P. Giovanni Pozzi, dovette accedere al desiderio del Papa. Dopo varie tergiversazioni e scambi di idee sulle proposte della Santa Sede, i Missionari si trasferirono al Collegio Leoniano, nel quartiere Prati di Castello, costruito dal P. Filippo Valentini come Scuola Apostolica per giovani aspiranti al sacerdozio, poi destinato da Leone XIII a Istituto di educazione ecclesiastica, soprattutto per la formazione di rettori e direttori spirituali dei seminari, e come tale inaugurato nel 1902, in occasione del XVV° di Episcopato del Papa.

 

Il Collegio, durante la guerra del 1915-18 era stato trasformato in ospedale militare e, nel 1920, non aveva ancora ripreso la sua attività istituzionale. Il Breve del Papa cedeva ai Missionari il Collegio “totalmente e in uso perpetuo” perché potessero continuarvi le attività proprie della loro vocazione.
Insieme alla comunità di Roma furono trasportate al Leoniano la Postulazione generale della Congregazione, gli uffici di direzione della Provincia, la Scuola Apostolica, la Casa internazionale per studenti della Comunità, le altre opere proprie come i ritiri agli ordinandi e ai sacerdoti, l’attività liturgica, per breve tempo un convitto per giovani universitari. Dopo la seconda guerra mondiale la capacità recettiva del Collegio fu destinata soprattutto a Convitto ecclesiastico, recuperando la funzione iniziale voluta da Leone XIII. E quando fu deciso il trasferimento della Curia generalizia a Roma, il Leoniano ospitò per quasi quindici anni la Curia generalizia con tutti i suoi uffici. Oggi il Collegio esprime ancora tutta la sua vitalità con la presenza sia della Comunità vincenziana sia del Convitto ecclesiastico, ormai aperto su scala internazionale.

 

LA CHIESA DEL COLLEGIO LEONIANO

 

E' stata costruita dopo l'inaugurazione del Collegio, come attesta l'iscrizione in caratteri maiuscoli dorati posta sull'interno della porta d'entrata:

Anno christiano MCMIX
aedes absoluta et dedicata est
cuius dignitati et nitori
Pius X P M
altare mannoreum
Iulia Cerasi Com. Montisrad.
aurata et picta opera
con tulerunt

particolare Portone CappellaSulle porte delle sagrestie sono dipinti gli stemmi di Pio X (a sinistra) e della Cerasi (a destra). I vetri della porta d'ingresso, con la scritta “Unanimi orantes”, conservano lo stemma di Leone XIII, che si trova anche al centro del soffitto.
Per la prima descrizione, vedi Annali della Missione, 1920, pp. 384-3877

La disposizione attuale risale al 1965. E' stata una delle prime realizzazioni delle indicazioni della riforma liturgica in Roma. E' stata curata dai confratelli della Casa e realizzata dall’ing. Angelilli.
L'altare e l'ambone sono stati ricavati dai marmi dell'altare donato da Pio X.
La sistemazione del tabernacolo è del 1971.
La tela che sta al fondo, rappresentante la Madonna nel Cenacolo, è di EUGENIO CISTERNA, di Genzano (1862-1933). E' originaria della chiesa.

CAPPELLA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

L'altare, con il tabernacolo, proviene dalla chiesa di Montecitorio.
Anche le tre tele, che raffigurano le apparizioni a santa Caterina, provengono dalla chiesa di Montecitorio, e sono state dipinte da ALESSANDRO FRANCHI, nato a Prato (1858) e morto a Siena (1914).
La volta è stata dipinta da ALFIOVINO MISSORI nel 1953, in preparazione all'anno mariano del 1954 (cf. Annali della Missione, 1953, pp. 203-205. -A. Bugnini).

CAPPELLA DI SAN VINCENZO

E' stata costruita dai Missionari nel 1925, a ricordo del centenario della fondazione della C.M., prima di quella della Madonna, utilizzando gran parte del materiale proveniente dalla demolita chiesa della Ss.ma Trinità di Montecitorio.
L'altare proviene da Montecitorio. Fu arricchito degli ornamenti in bronzo.
La pala dell'altare, raffigurante san Vincenzo in atto di predicare, è di AURELIANO MILANI, bolognese (1675-1749). Proviene dalla chiesa di Montecitorio. Costò scudi 250.
La tela sulla destra, raffigurante san Vincenzo e le Conferenze del martedì, è di GUGLIELMO DE SANCTIS, opera firmata e datata, dipinta nel 1855 per incarico di Pio IX, che lo regalò alla chiesa di Montecitorio per completare la decorazione della cappella di san Vincenzo.

La tela sulla sinistra, raffigurante san Vincenzo che assiste Luigi XIII morente, è una copia fatta da SCIFONI (opera firmata) sull'affresco di E. Serloni presente nell'antica cappella di Montecitorio, andato distrutto con la chiesa.
La volta è stata affrescata da ALFIOVINO MISSORI, di Montecompatri, nel 1927.

(cf. Annali della Missione, 1927, pp. 114-119. -E. Cassinari)

IL QUADRO DELLA SS.MA TRINITÀ, che si trova in fondo alla chiesa, era la pala dell'altare maggiore di Montecitorio, E' dipinto, firmato e datato da SEBASTIANO CONCA di Gaeta (1680-1764). Costava 600 scudi, 1'Autore si contentò di 300.

MONUMENTO FUNEBRE DEL P. FILIPPO VALENTINI

Monumento funebre Filippo ValentiniMonumento in marmo policromi con busto di P. Valentini su di un'urna con iscrizione e zoccolo a lacunari, inseriti in un'edicola.

Un monumento al P. Valentini, posto dagli ex alunni della Scuola Apostolica e del Leoniano è ricordato in una commemorazione del secondo anniversario della sua morte:
"Nel piccolo vestibolo che precede il salone, era stato collocato in una nicchia ovale, scavata nel muro all'altezza di due metri, il busto del p. Valentini al naturale, sorretto da un'elegante basatura, che sovrasta la larga pietra sagomata in cui è scolpita l'epigrafe dettata dall'illustre latinista Mons. Vincenzo Tarozzi Segr. delle lettere latine di S.S.:

 

 

Filippo Valentini

Phillppo Valentinio
Presbytero Vincentiano
Conditori et Moderatori
Veteris Scholae Apostolicae
A quo
Huius Collegii primordia
Alumni disciplinae eius
Viro benemerentissimo
A.D. MDCCCCXI

 

Si dice che si affidò l'esecuzione del piccolo monumento al valente scultore GIOVANNI SCRIVO, che da molti anni tiene il suo studio nella Capitale.
L'attuale epigrafe della tomba è derivata da questa di Mons. Tarozzi con aggiustamenti.
Cf. "In memoriam. Ricorrendo il secondo anniversario dalla morte del R. P. FILIPPO VALENTINI p.d.m. fondatore della già Scuola Apostolica oggi Collegio Apostolico Leoniano 2 luglio 1912". Macerata 1912, pp. 48. Alla fine del fascicolo si trova un elenco dei più antichi Allievi della Scuola Apostolica".

Profilo di P. Valentini Filippo (1842 - 1910)

affreschi con stemmi della Congregazione della Missione e delle Figlie della Carità e al centro reliquie di S. Vincenzo poste sull'altare della Cappella a Lui dedicata

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