• Ultima modifica: Martedì 01 Maggio 2018, 16:32:30.

P. Folchi Francesco

Giovane esempio d'ogni virtù

Fu rapito da morte nel 1827 d'anni 29

Di lui si scrisse: " Era un fiore!e del fiore ebbe la caducità, la vaghezza il profumo" - Proprio così - a soli 29 anni egli piegava il capo sul proprio stelo, in Roma, sua Patria. Ma da quali tinte vivaci era colorito! e quale delicata fraganza non spandeva all'intorno! Della fraganza di sue virtù, giovinetto ancora, aveva rallegrata la famiglia, che lui vedeva adoratore assiduo adoratore del mistero eucaristico, quasi in atto di ripetere "Oh! quanto soave è il tuo spirito o Signore!" In lui amor tenero verso i poveri infermi, ch'egli visitava negli ospedali per recar loro la dolce parola di conforto. In lui spiccato amore alla mortificazione del gusto, che già iniziato nella via della perfezione sapeva bene essere " la gola - a detta di S. Vincenzo - la matrigna delle virtù"; e però parco sempre nel cibo, ed anche quel poco con mirabil destrezza condiva d'assenzio, cospergeva di cenere. Nei Venerdì e Sabati  poi la sua mortificazione rivestiva un carattere spiccato, che astenevasi dal sedere a mensa con gli altri, del che mostrandosene afflitta la madre l'assicurava: "Non tema, mamma! sto bene: ho mangiato". Era questa la pronta e consueta sua risposta.

Fiore si bello, la cui corolla schiudevasi verso il Cielo, non era fatto davvero per il secolo che grandemente disprezzava; bensì per una vita in cui facilmente potesse consacrarsi al suo Dio. Ed era per questo che veniva dapprima trapiantato nella Compagnia di Gesù; ma non era là che egli doveva spendere sino alla morte il profumo di sue virtù. Al riscontrargli un pronunziato pallore in volto, al vederlo assai gracile di complessione, quei Religiosi lo giudicarono inetto alla vita di Comunità; e venne pertanto licenziato. Profondamente abbattuto per tale ripulsa, egli non sapeva darsene pace; ma non andò guari che nel suo spirito delineavasi un bellissimo sereno, che gli vennero schiuse le porte della Comunità nostra, la quale ben presto doveva essere rallegrata dalla soave fraganza di sue virtù. Come fiore bagnato da benefica rugiada e rallegrato dai raggi del sole diviene ognor più bello e spande all'intorno delicato profumo; così fu ancora del Folchi, che nella via della perfezione faceva passi da gigante, sicché la vita che cominciò a manifestarsi in lui sino dalla fanciullezza, ebbe nella Comunità più forte rigoglio, come pure voli più arditi spiegò allorché - il Sabato di Pentecoste del 1820 - veniva dal Cardinal Litta consacrato sacerdote nella Basilica Vaticana, che al contatto delle immacolati carni del Divin Agnello sentivasi come trasportato in un'autmosfera celeste; per questo il suo cuore orientavasi di continuo verso il tabernacolo; ai piedi del quale più volte prostavasi lungo il giorno ... beato quando le abituali sue occupazioni gli avessero acconsentito di passarvi le lunghe ore. Per tale devozione a Gesù Eucarestia, dai recessi del divin tabernacolo partiva di continuo una virtù secreta, che circolandogli nello spirito, formava quella corrente di zelo apostolico, per cui - sebbene gracile - nel breve suo ministero consacrava le intere ore al faticoso lavoro delle confessioni, che ben presto gli formarono attorno bella corona di penitenti, i quali da lui partivano rinvigoriti sempre, e con la pace di Dio nel cuore. Zelo ardente e con fine delicatezza spiegava pure nel trasfondere la vita di Gesù nello spirito de' Novizi, speranza della Comunità, ai quali sul principio del 1823, pochi mesi prima della sua morte, fu dato per guida. Soprattutto con arte mirabile studiavasi di innestare in essi quell'amor tenero e filiale ch'egli sino dalla fanciullezza sentì per Maria, cui non chiamava se non col dolce nome di "Mamma" ben sapendo quale potente influenza, per la formazione alla vita di virtù, eserciti nel cuore d'un giovane la devozione alla gran Madre di Dio. Quale meraviglia pertanto che sotto tal direzione, la quale sventuratamente durò si poco, i giovani si sentissero animati a percorrere il difficile arringo della santità? La testimonianza di uno di essi, che noi qui produciamo, chiaramente afferma quale fascino venisse da lui esercitato su l'animo loro. "Noi non si ebbe un uomo per Direttore, ma un Angelo: tanto era acceso dell'amor di Dio. Ciò faceva poi in così bel modo, che c'infervorava alle virtù senza stancarci. In meno di quindici giorni aveva eccitato in noi un tal desiderio di avanzarci nella cristiana perfezione che andavamo a gara per mostrarci più fervorosi. Le sue parole penetravano nei nostri cuori, onde conviene confessare che era lo spirito di Dio che parlava per la sua bocca".

Fiore sì caro ed olezzante era perciò caro al Signore, il quale affrettavasi di trarlo da questo mondo per trapiantarlo nei sempre ameni e verdeggianti giardini del Paradiso. Troppo breve tempo sparse quaggiù il profumo di sua santità, che entrato in Noviziato in Monte Cavallo il 25 novembre 1815, col sorriso sulle labbra - piegando la fronte - placidamente spirava addì 24 aprile 1823, dopo aver elevato al suo Dio il giulivo canto del Te Deum, e dopo aver supplicato che gli si recitasse il "Gloria in excelsis".

A voce di popolo che con venerazione accostavasi al feretro, venne tosto chiamato santo. E del santo realmente ebbe la fisionomia morale: per questo si raccolsero documenti, che depositati presso il Vicariato di Roma dovevano servire poi come di base ad introdurne la Causa di beatificazione. Sventuratamente - sino ad ora - vane riuscirono le indagini fatte per rintracciare il processo iniziale il quale forse ci avrebbe aperto la via  per vedere a lui - chiamato il S. Luigi della Missione - decretati gli onori degli altari.

Da: Annali della Missione - raccolta bimestrale 31 dicembre 1925, Collegio Alberoni Piacenza, pagg.39-42.

Il Corpo del P. Francesco Folchi, è custodito ora nella cripta della Cappella del Collegio Leoniano in Roma, dove una lapide  e un busto marmoreo lo ricordano.

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