• Ultima modifica: Martedì 16 Gennaio 2018, 09:25:05.

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cmromaBenvenuti

sul sito della Congregazione della Missione 
della Provincia Romana.

“Dobbiamo amare Dio e i poveri, ma a spese delle
nostre braccia e col sudore della nostra fronte“.
ed essere
“strumenti della sua immensa e paterna carità,
la quale vuol stabilirsi e dilatarsi nelle anime“
Come?

  • avvicinando ogni forma di povertà,
    facendone esperienza diretta
  • facendo tutto il possibile per alleviarla
    “subito” o per eliminarla o per prevenirla
  • coinvolgendo il maggior numero di
    persone, incominciando da quelle più semplici
    fino ad arrivare alla più alta aristocrazia
    e alle autorità dello stato
  • organizzando e coordinando ogni
    azione diretta al sollievo della povertà, per
    assicurare serietà, continuità ed efficienza

 San Vincenzo de Paoli

CHI SIAMOChi sono i preti della Missione (Vincenziani)?

«Il fine della Congregazione della Missione è di seguire il Cristo Evangelizzatore dei Poveri»

 
  • Le Compagnie della Carità, nel 1617, che oggi hanno assunto il nome di
    “Gruppi di Volontariato Vincenziano” (GVV), è l’opera primogenita, composta
    da donne che si radunavano per recarsi nelle case a visitare i poveri e
    portare loro il soccorso spirituale, morale e materiale
  • La Congregazione della Missione, nel 1625, sacerdoti destinati a predicare
    nelle campagne, dove trovare i poveri più trascurati e abbandonati
  • Le Figlie della Carità, nel 1633, in aiuto e completamento delle Compagnie
    della Carità, onde assicurare un’assistenza assidua e continua ai poveri
  • Queste opere, insieme con la Federazione Nazionale Società di San Vincenzo
    De Paoli
    e ad altri gruppi, costituiscono la Famiglia Vincenziana.

 

 

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Domiziano si trovò a Roma nei delicati e convulsi momenti che precedettero la morte di Vitellio nel dicembre del 69. Dopo la vittoria definitiva dei sostenitori del padre rimase nell'Urbe per curare gli affari di governo, poi una volta insediatosi, Vespasiano lo relegò in secondo piano per evitare contrasti alla successione del primogenito Tito.
Successe al trono dopo la morte di quest'ultimo il 13 settembre 81 dopo che, in osservanza della procedura, si era presentato alle coorti pretorie e al senato. In contrasto con la politica dei suoi predecessori che avevano favorito le classi superiori, D. cercò il consenso dei ceti popolari e per superare l'opposizione senatoriale concentrò nelle sue mani il maggior potere possibile anche attraverso manifestazioni esteriori che accentuarono il suo dispotismo monarchico. In campo economico si dedicò a migliorare l'allevamento in Italia e ad incrementare la coltura dei cereali mentre promosse costruzioni pubbliche in tutti i territori dell'Impero.
Uno sforzo finanziario che portò Domiziano a requisizioni e confische effettuate a danno di elementi a lui avversi, si creò così un clima di terrore e sospetto che culminò con la cacciata dall'Italia di quanti insegnavano filosofia ritenuti pericolosi fautori della libertà di pensiero.
In politica estera Giulio Agricola sconfisse i Caledoni nell'84 mentre sul Reno la campagna contro i Catti portò definitivamente la frontiera al fiume Meno con la creazione degli Agri Decumates, cioè i territori tra Reno e Danubio. Infelice invece l'esito della spedizione contro i Daci condotta prima tra l'85 e 86 poi nell'88-89, infatti dopo un avvio vittorioso mentre la capitale Sarmizegetusa stava per cadere, Domiziano intraprese una campagna disastrosa contro Quadi e Marcomanni che lo costrinse a chiedere la pace con i Daci, in Oriente fu invece mantenuto lo status quo e l'ultima operazione militare fu al nord nel 92-93 con una vittoriosa campagna contro Suebi e Sarmati.
Il contrasto tra l'opposizione e il sempre più dispotico imperatore portò infine ad un complotto che vide D. cadere pugnalato da un liberto a Roma il 18 settembre 96.

Dopo la fondazione leggendaria della città, Romolo (che probabilmente derivò il suo nome dalla città, anziché il contrario) ne divenne il suo primo Re. Uno dei suoi primi atti fu quasi certamente quello di stringere un patto di alleanza con i popoli sabini guidati dal Re Tito Tazio. Anche questa alleanza venne trasformata in un episodio leggendario, "il ratto delle sabine", ma al di là della leggenda è probabile che l'alleanza tra i due popoli, in funzione anti-etrusca, venne proprio sancita con un matrimonio, celebrato sulla via Sacra:

Per un breve periodo Roma venne quindi governata da due Re, i quali per evitare problemi di integrazione tra le diverse etnie, diedero alla città un nuovo ordinamento, dividendo la popolazione in tre “tribù” che rispecchiavano l’origine multi etnica della città: Ramnes, formata dai latini, Tities, formata dai sabini, Luceres, formata dagli etruschi. Ognuna delle tribù fu divisa in dieci “curie”, le quali si riunivano in assemblee, i “comizi curiati”, nelle quali venivano prese, a maggioranza le più importanti decisioni riguardanti la vita dei cittadini. Il consiglio degli anziani, che coadiuvava il Re nel governo e che era responsabile della sua elezione, venne portato a 200 membri. Questo organo era formato dai capi delle famiglie più importanti i quali venivano chiamati “Patres” dal quale nome discende la definizione di “patrizi”. A sua volta il consiglio dei “Patres” prenderà il nome di “Senato”.

Ogni curia doveva contribuire all’esercito, fornendo una “centuria” di fanti (100) e una “decuria” di cavalieri (10); l’esercito era quindi formato inizialmente da 3000 fanti e 300 cavalieri. La legione così formata era sotto il comando (l’imperium) dei Re.

Tito Tazio morì molto presto, forse in un’imboscata presso Lavinio, e lasciò Romolo unico monarca della nuova città che adesso aveva anche un luogo per far riunire le assemblee: il Foro, una pianura alla base del Campidoglio che era stata prosciugata dalla acque malsane.

Romolo divise Roma in due grandi classi, i “patrizi”, i discendenti delle famiglie più importanti, ed i “plebei”, che rappresentavano la “moltitudine” e cioè tutti coloro che non erano patrizi. Quindi la prima divisione in classi dell’ordinamento romano venne fatta in base alle origini delle persone e non in base alla ricchezza. I plebei non avevano alcun diritto politico e l’unico modo per tutelarsi era quello di diventare “clienti” di un patrizio, fornendogli servizi in cambio di protezione.

Romolo fu soprattutto una capo politico e religioso, ma dimostrò anche abilità e coraggio sul piano militare annettendo a Roma nuovi territori, conquistati all’etrusca Veio e alla latina Fidene.

I fidenati, che avevano attaccato Roma, preoccupati dal suo espansionismo e dalla estrema vicinanza, furono sconfitti con uno stratagemma. I legionari romani, in inferiorità numerica, avevano infatti finto una ritirata con lo scopo di portare il nemico allo scoperto. I fidenati cascarono nel tranello e furono annientati con un contrattacco a sorpresa.

Romolo scomparve nel nulla durante un eclissi di sole accompagnata da un temporale. Questo episodio venne interpretato come divino e confermava la discendenza del re dal Dio Marte. Questa interpretazione venne confermata dal patrizio Giulio Proculo, amico fedele del Re. Molti sospettarono un attentato da parte di alcuni senatori che avrebbero ucciso Romolo facendone sparire il cadavere.

Romolo, al momento della scomparsa, aveva 55 anni ed aveva governato per 37 anni.

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