La chiesa è dedicata al Papa S. Silvestro
Pochissimi notano questa chiesa lungo via XXIV Maggio, anche perché
possiede una facciata assai poco appariscente, oltreché finta.
Verso il VI secolo avanti Cristo, all'epoca degli ultimi Re di
Roma, qui sorgeva un tempietto dedicato a una divinità sabina.
In età imperiale, all'interno del perimetro della Chiesa,
passava la via Biberatica, che conduceva ai Mercati Traianei.
Attorno al 1030 c'è la prima menzione di una chiesetta, registrata
poi col titolo De Biberatica o In Arcioni. Nel sec. XV essa era chiamata
«In caballo, In Monte caballo, in Quirinali».
Il 28 giugno 1507 essa fu concessa ai domenicani della congregazione di S.
Marco (di Savonarola), nella persona di fra Mariano Fetti.
Nel 1524 fu fatta ricostruire da Clemente VII. In questo periodo vi
abitarono Zanobi Acciaiuoli (1461-1519), primo bibliotecario
della Vaticana, Ambrogio Catarino (1484-1553), uno dei primi
oppositori di Lutero, che rispose con uno scritto nel 1521,
Michele Ghislieri, poi S. Pio V, il famoso pittore fra
Bartolomeo della Porta.
Spesso fu frequentata da Michelan
gelo Buonarroti (1475-1547) e Vittoria
Colonna (1490-1547) per le adunanze letterarie e artistiche che
si tenevano a S. Silvestro.
I domenicani lasciarono il complesso nel 1540. il card. Guido Sforza, che ne
era rettore, per ingraziarsi l'animo di Paolo IV, fondatore dei
Teatini, che cercava una Chiesa per il suo ordine, gliela
cedette spontaneamente.
I Teatini per accogliervi il loro Noviziato e poi la Casa Generalizia
ingrandirono la casa, comperando un edificio di proprietà di
mons. Giovanni Della Casa. Alla morte del papa (1559) gli
Sforza, ostili a papa Carafa, pretesero di rientrare nei loro
diritti. Ma Pio IV non cedette.
La marchesa Lomellini ingrandì il complesso, donando ai Teatini 6000 scudi
d'oro. Vi dimorarono S. Andrea Avellino, primo direttore
spirituale del Seminario di Piacenza, il b. Paolo Burali,
vescovo a Piacenza e Napoli, S. Giuseppe Tomasi, della famiglia
dei Tomasi di Lampedusa (ricordata nel romanzo Il Gattopardo),
insigne liturgista, il b. Marinoni, il card. Bernardino Scotti,
Lorenzo Scupoli, autore di una famosa opera di spiritualità, Il
combattimento spirituale, i pittori teatini Giovanni Battista
Caselli, Filippo M. Galletti, Biagio Betti e Matteo Zoccolini,
che misero a punto il disciplinamento dell'arte dopo il Concilio
di Trento.
Fu frequentata da S. Carlo Borromeo, da S. Filippo Neri e dal card. Guglielmo
Sirleto, cui si devono gran parte delle riforme post-tridentine
(Catechismo, Breviario, Messale.).
Il 31 agosto 1584 la Chiesa fu solennemente consacrata da Thomas Goldwell,
vescovo di Saint Asaph, che partecipò al Concilio di Trento e fu
sepolto in Chiesa. Vi dimorarono anche Salvatore Caracciolo,
prevosto della Chiesa nel1571, poi arcivescovo di Conza, e il
card. Francesco M. Banditi quand'era superiore generale dei
teatini (1768-71).
Nella Chiesa celebrarono funzioni solenni diversi Sommi Pontefici. Leone X
(1513-21) nel 1518 visitò la cappella con 29 cardinali. Clemente
VII (1523-34) nel 1530 vi si recò «magno Cardinalium comitatu».
Paolo IV (1555-1559) vi tenne due volte Concistoro. Mentre
Clemente VIII (1592-1605) celebrava a S. Silvestro, S. Filippo
Neri confessava i fedeli. Pio VI (1775-1799) il 1° gennaio 1776
visitò la Chiesa per le Quarantore.
Nel 1798-1799 la Repubblica Romana devastò la Chiesa e il Convento e ne cacciò
i religiosi.
Quando i Teatini reclamarono S. Silvestro, esso era occupato in parte
dall' Ospizio di Tata Giovanni, un muratore romano, fondatore
dell'Ospizio di S. Michele a Ripa e in parte dai Paccanaristi. Il
10 aprile 1801 Pio VII aveva concesso parte del fabbricato e la
Chiesa al chierico trentino Niccolò Paccanari, che aveva fondato
la Società della fede di Gesù (Paccanaristi), che avrebbero
dovuto contribuire a difendere il Papa e ristabilire la
Compagnia di Gesù. L'arciduchessa Marianna d'Austria, sorella
dell' Imperatore Ferdinando II, impiegò oltre 30.000 scudi per i
restauri della Chiesa e del giardino di S. Silvestro. Essa fondò
una congregazione femminile chiamata «Les bien aimées de Jésus».
Poco per volta Paccanari si stancò del primitivo progetto di
restaurazione dei gesuiti. Il suo stile di vita suscitò più di
una riserva e morì tragicamente.
Quando il 7 agosto 1814 fu ristabilita la Compagnia di Gesù, ai gesuiti fu
restituita la Chiesa di S. Andrea al Quirinale, che al momento
della loro soppressione era stata concessa alla Congregazione
della Missione. In cambio ai missionari fu concessa la Chiesa e
il Convento di S. Silvestro. I missionari trovarono la casa
completamente spoglia. Tutto era stato asportato, perfino la
chiave. I missionari, che non avevano preso nulla a S. Andrea, si
trovarono in difficoltà. La casa era diroccata anche per un
terremoto. Ottennero un aiuto dalla Camera Apostolica.
In seguito i missionari poterono aprire così il loro noviziato (Seminario
interno), che a fine anno 1815 aveva 32 aspiranti missionari.
In questo periodo vi fece il noviziato il servo di Dio
Francesco Folchi, C.M.
Alla morte di Pio VII i cardinali si riunirono nella nostra Chiesa e al canto
del «Veni Creator» si incamminarono verso il Quirinale. Questo
si praticò anche per i conclavi successivi fino all'elezione di
Pio IX. Leone XII (1823-29), viste le condizioni della casa,
diede ai missionari 4.000 scudi; altri 500 scudi furono concessi
dal papa per l'acquisto di una vigna, perché servisse come luogo
per le vacanze. Il papa concesse ai missionari anche la metà dei
fondi del Monastero di S. Ambrogio, da cui si ricavavano 7.000
scudi.
Il 14 ottobre 1832 il card. Carlo Odescalchi vi consacrò vescovo titolare di
Icosia S. Eugenio de Mazenod (1782-1861), fondatore degli Oblati di Maria Immacolata.
Dopo la presa di Roma (1870) la Chiesa e il Convento furono
oggetto delle Leggi di soppressione. Gran parte del Convento fu
confiscato, con un indennizzo di L. 5.985. Alla comunità fu
lasciata la cura pastorale della Chiesa e solo una parte del
Convento, come Rettoria. Per allargare la strada di via XXIV
Maggio, furono demolite due cappelle e fu costruita una nuova
facciata.
Nel 1946 la Chiesa fu dotata di un nuovo organo a spese dei
Missionari. Il chiostrino adiacente la Chiesa fu restaurato nel
1962.
Negli anni del Concilio Ecumenico Vaticano II la casa fu abitata
dal P. Annibale
Bugnini, C.M., (1912-1982), che fu Segretario
della Commissione preparatoria del Concilio (1959-1962);
Segretario del Consilium ad exequendam Sacram Liturgiam
(1964-1969). Il 6 gennaio 1972 fu nominato Arcivescovo
Titolare di Diocleziana e il 13 Febbraio 1972 fu ordinato
Vescovo. Ricoprì la carica di Segretario della Congregazione per
il culto Divino dal 5 Maggio 1969 al 4 gennaio 1976 quando fu
nominato Pro-Nunzio in Iran dove rimase fino alla morte avvenuta
poi in una sua permanenza a Roma il 3 luglio 1982.
Nello stilare i testi del suo noto volume sulla Riforma Liturgica (1948-1975),
mons. Bugnini così ricordava la casa di S. Silvestro al
Quirinale: « S. Silvestro al Quirinale, la casa religiosa
vincenziana a me carinissima, non solo perché vi ho passato la
maggior parte della mia vita romana, ma soprattutto perché tra
quelle mura, in quella chiesina, « tutta d’oro e trapunta di
straforo », come nel secolo XVI si esprimeva il domenicano
frà Mariano, in quelle stesse stanze che io abitavo mi pareva
aleggiasse ancora la presenza del
Card. Guglielmo Sirleto († 7
ottobre 1585) e della Commissione liturgica, composta la più
parte di teatini che dal 1566 in poi compirono la riforma
liturgica decretata dal Concilio di Trento e che va sotto il
nome di s. Pio V. San Silvestro era solo da una decina d’anni
(dal 1555) la casa madre dei teatini, che ne avevano fatto un
centro di studi e di spiritualità biblica e teologica. Il
messale che usava il Card. Sirleto e da lui postillato per la
riforma della Messa, ora conservato alla Biblioteca Vaticana,
porta il sigillo « Biblioteca sancti Silvestri ». Questi
particolari mi furono molto cari, vedendo nelle circostanze
personali quasi la continuità di una tradizione, preziosa quant’altri
mai nella vita della Chiesa».
Mentre si fremeva per il grande rinnovamento della Chiesa e
della la Riforma Liturgica, in accesa polemica sulla Messa un
settimanale umoristico italiano pubblicò una serie di articoli
scanzonati. Mons. Bugnini così ricorda nel suo libro: «Appresi
da quelli che il direttore della sezione romana del periodico, per rendersi conto personalmente delle cose, un giorno volle
assistere, in incognito, alla mia Messa a S. Silvestro al Quirinale e notò con sorpresa che celebravo ad un altare sul
quale troneggiava una immagine di S. Pio V (cappella della
Madonna delle Catene), in latino (era il tempo in cui in privato
era obbligatorio celebrare in latino). Scrisse pure che, a suo
giudizio, il celebrante celebrava «con fede ». E concluse: «Ma
come è possibile che questo prete al mattino celebri davanti a
S. Pio V, in latino, col messale tridentino, e poi, alla sera
imponga alla Chiesa la Messa riformata in lingua volgare
tradendo il concilio di Trento?».
Erano anni di manifestazioni pro e contro: segno tangibile che
il popolo seguiva con cosciente e crescente amore la riforma e
che il lavoro degli esperti doveva trovare una convalida nella
comprensione della gente se si voleva che quel cambiamento li
conquistasse.
Attualmente la casa ospita un piccolo gruppo di sacerdoti che
studiano nelle Università romane.
ARTE
La chiesa attuale fu riedificata, su un precedente edificio,
ricordato nei secoli IX-XII, nel 1524 da Clemente VII e poi
abbellita dai Teatini, che la ebbero da Paolo IV nel 1555
Il soffitto a cassettoni è una pregevole opera di Marco Antonio
Fiorenzi,che lo dedicò a Pio V. Esso fu poi restaurato
dall'Arciduchessa Marianna d'Austria, protettrice dei
Paccanaristi. Sul soffitto si veda il suo stemma a fianco di
quello di Pio VII. Al centro due ovali con la Consegna delle
chiavi a Pietro e la Vergine col Bambino. Il terzo fu distrutto
nel 1877.
L'abside,
molto profondo, è diviso in due parti. Sul frontale dell'arco
stemmi dei Bandini e degli Aldobrandini.La decorazione pittorica è
dei pittori teatini Biagio Betti, discepolo di Daniele da Volterra,
con la Disputa di Gesù e La Madonna e S.Gaetano di Lazzaro Baldi.
Nei pennacchi i quattro Evangelisti e due Profeti. Al centro
S.Silvestro mandato a cercare da Costantino in una caverna del monte Soratte, di
Matteo Zoccolini, teatino. Le finte architetture sono di Agellio
da Sorrento, allievo del Roncalli.
La Cappella Bandini fu costruita a fine Cinquecento da
Onorio Lunghi. La cupola, molto classica, fu riedificata nel
1823 perché lesionata.
Le statue delle nicchie a sinistra di S. Giovanni e della
Maddalena sono di Alessandro Algardi, mentre a destra quelle di
S. Giuseppe e S.Marta col drago sono di Autore ignoto
(difficilmente sono del Mochi). Il Domenichino ha dipinto gli
ovali che rappresentano Ester e Assuero, Giuditta che mostra la
testa di Oloferne, Davide che danza al suono della cetra,
Salomone e la madre in trono. La pala, dipinta su lavagna da
Scipione Pulzone, detto il Gaetano, rappresenta l'Assunzione di
Maria.
La prima cappella di sinistra è detta del Presepe con la
Natività di M.Venusti. Alle pareti la Circoncisione l'Adorazione
dei Magi di Raffaellino da Reggio.
La seconda è detta di Fra Mariano o delle Sante Maria
Maddalena e Caterina. Sull'altare Madonna col Bambino, i SS.
Michele e Giovanni,Maddalena e Caterina d'Alessandria. Affreschi
di Polidoro da Caravaggio (prima del 1527): Caterina da Siena
concilia i romani con Urbano VI. Sulla volta la Gloria e le
storie di S. Stefano del Cavalier d'Arpino.Sul pavimento
formelle robbiane di Maiolica con insegne medicee, avanzo di
quello delle logge vaticane, dono del papa Leone X.
Nel coro tomba del card. Panzirolo. Gli stalli scolpiti
sono dell'inizio del XVII sec. La tela di S. Vincenzo è di G.
Baccari.
La sacrestia ha banchi e armadi in legno scolpito del
XVII sec.
La prima delle cappelle di destra è dei Santi Teatini.
Sull'altare L'Eterno Padre appare ai Santi Gaetano Thiene e
Andrea Avellino di A. Ricci. A destra sulla parete Clemente XI
crea cardinale S. Giuseppe Tomasi. A sinistra il Santo conforta
il papa morente, d'autore ignoto.
Segue la cappella della Madonna delle Catene. All'altare
S. Pio V e il
cardinale Alessandrino suo nipote di G. Gemignani.
Ai lati a destra S. Cecilia e S. Caterina d'Alessandria del
Gemignani. Sulla parte di destra la Natività di Maria e La
presentazione al Tempio di C. Nebbia (sec. XVI). La volta e il
sottarco furono dipinti dal Nebbia. All'interno lapidi della
famiglia Florenzi.
L'ultima a destra, sul fondo è la cappella di S.
Silvestro Papa. Sull'altare il Battesimo di Costantino del
Nucci.
A destra S. Silvestro sul Soratte; a sinistra Costantino e il
Santo di G. Beltrami (1868). Sulla volta l'Eterno Padre del
Nucci e nel sottarco i Dottori della Chiesa.
Sulla parte interna della facciata i Monumenti funerari del
card. Federico Cornaro, vescovo di Bergamo, poi di Vicenza,
Padova e Venezia e di Prospero Farinacci, avvocato difensore di
Beatrice Cenci. Al centro un bassorilievo in gesso attribuito
all'Algardi, con il Battesimo di Cristo.
La facciata esterna fu costruita nel 1877 dopo l'allargamento
della strada e la distruzione di due cappelle e della facciata
originale.
Note Speciali
Via XXIV Maggio, così chiamata in ricordo della dichiarazione di guerra
all’Austria, fu realizzata nel 1877 per collegare piazza del
Quirinale a via Nazionale. La sua costruzione causò la
distruzione del giardino di Palazzo Rospigliosi Pallavicini.
Piazza del Quirinale
- bellissima per il suo posto e la sua
esposizione, sebbene non
perfettamente regolare; nel suo mezzo
levasi un monumento, unico al mondo. Un obelisco egiziano di
granito rosso, alto 14 m. e mezzo, proveniente dal Mausoleo di
Augusto e trasportato qui nel 1787, s'innalza sopra una fontana
che ha una tazza di granito antico della circonferenza di 25 m.,
postavi da Pio VII nel 1818; ai due lati dell'obelisco, sono i
due colossali Domatori di cavalli, ossia Castore e Polluce, che
decoravano anticamente l'ingresso alle Terme di Costantino, e
vennero trasportati qui da Sisto V. Questi due gruppi hanno
merito grandissimo, sia per l'eccellenza delle proporzioni, sia
per lo stile grandioso e sublime, sia ancora per la finitezza
del lavoro. Il palazzo a sinistra di chi guarda i gruppi è
quello della Consulta, eretto da Clemente XII, che ora è
residenza del Ministero degli Esteri. A sinistra è il Palazzo
del Quirinale
Il colle Quirinale e l'esercizio del diritto
Sembra interessante notare come tutta l’area Sud-Occidentale del
colle Quirinale, sul cui bordo estremo si trova la Villa Aldobrandini
sede dell’Istituto per la Unificazione del Diritto Privato
(Unidroit), abbia ospitato sin dall’epoca arcaica edifici legati in
qualche modo all’esercizio del diritto. Nel luogo in cui, nella metà
del 500, verrà costruita la Chiesa di S. Silvestro al Quirinale, era stato
eretto nel V sec. a. C. un tempio dedicato a Senio Sancus Dius
Fidius, divinità arcaica alla quale era attribuita la tutela del
rispetto dei giuramenti. Di fronte alla Chiesa di S. Silvestro,
addossato al lato Nord dei ruderi delle Terme di Costantino,
esisteva nel 500 il Palazzo del Cardinale di Vercelli, dal nome
della città di origine del proprietario. In questo edificio,
alla fine di quel secolo, la Camera Apostolica insediava il
Tribunale Ecclesiastico della Sacra Consulta che deliberava
sulle cause civili e penali del Foro secolare, nonché la
Segreteria dei Brevi che curava la redazione e l’archiviazione
delle missive pontificie. Non deve meravigliare quindi il fatto
che molti dei monumenti e delle lapidi che ornano il pavimento e
le pareti della vicina Chiesa di S. Silvestro siano di
giureconsulti dell’epoca. Opera di grande impatto è il cenotafio
di Prospero Farinacci, uno dei difensori di Beatrice
Cenci, il cui dramma ispirò illustri
letterati come Stendhal, Dumas e Shelley. Il modesto Palazzo del
Cardinale di Vercelli venne poi demolito nel 1730 per far posto
al più rappresentativo Palazzo della Consulta le cui forme
possiamo ancora oggi ammirare nella piazza del Quirinale. Su
questa scenografica piazza, oltre al Palazzo della Consulta che
ospita oggi la Corte Costituzionale, si affaccia il Palazzo del
Quirinale, residenza ufficiale dei Papi fino al 1870, poi del Re
d’Italia, e, dal 1946, del Presidente della Repubblica Italiana.
Cenotafio del giureconsulto romano Prospero Farinacci (1544-1618), probabile
opera di Domenico Fontana (1543-1607) nella chiesa di S.
Silvestro al Quirinale. L’atteggiamento incombente del busto e
lo sguardo corrucciato del personaggio simboleggiano bene
l’essenza inesorabile della legge. Papa Clemente VIII
Aldobrandini nominò il Farinacci consigliere della Sacra
Consulta, e Papa Paolo V procuratore fiscale della Camera
Apostolica. Alcune opere del giureconsulto si trovano nella
raccolta di antichi testi giuridici donata nel 1987 alla
Biblioteca dell’Istituto Internazionale per la Unificazione del
Diritto Privato (Unidroit) da Gino Gorla (1906 - 1992),
Professore emerito nella Facoltà di Giurisprudenza della
Università di Roma.
Qui sorgeva l'antico tempio di epoca regia dedicato al Dio Quirino (Romolo).
E' in granito rosso ed è pressochè il gemello dell'Esquilino.
Misura 16,00 iarde (28,94 con il basamento e la croce), venne
trasportato ed eretto dall' arch. Antinori per volere di Pio VI
nel 1786; proviene dal Mausoleo di
Augusto dove faceva coppia con quello oggi sull'
Esquilino e dove era stato collocato probabilmente all' epoca di
Domiziano.